È arrabbiata Asia Argento. Per quello che è successo vent’anni fa – era il 1997 e lei aveva 21 anni – ma anche per quello che sta succedendo ora nel suo Paese, l’Italia. Dopo aver denunciato di aver subìto abusi sessuali da parte del produttore cinematografico Harvey Weinstein, in Italia l’attrice ha raccolto prevalentemente critiche. C’è chi l’accusa di “esserci stata” per fare carriera, chi mette in dubbio la veridicità dei suoi racconti, chi sostiene che abbia avuto una relazione con il fondatore della Miramax. “La cosa più sconvolgente sono le accuse delle donne italiane, la criminalizzazione delle vittime di violenze”, si è sfogata la Argento in un’intervista a La Stampa. In cui ha anche raccontato che gli abusi da parte del produttore sono stati due, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro.

La domanda che aleggia sopra la vicenda è sempre la stessa: perché non hai denunciato prima? “Se avessi detto vent’anni fa quello che ho detto oggi, probabilmente non mi sarei più ripresa – ha detto l’attrice – Sarei caduta in depressione. E sarebbe stato addirittura peggio di quello che poi mi è successo. Sa quanto tempo mi ci è voluto per capire? Per capire che ero una vittima, invece di sentirmi colpevole per non essere scappata via, di non aver avuto la forza di dire di no”, continua la figlia del regista Dario Argento. E poi c’era la carriera. “Un tempo avevo i miei sogni, ci tenevo tantissimo alla carriera – racconta la Argento – Prima di avere figli era tutto quello in cui credevo. Dopo Weinstein, invece, non ho più creduto in niente che riguardasse il mio lavoro”.

Il racconto delle violenze procede per flash. La prima volta fu in un hotel francese con la scusa di un finto party, poi rivelatosi un incontro a due tra l’attrice e il produttore. “Mi ha mangiata. Un orco in mezzo alle gambe è un trauma. È una visione che mi perseguita – continua a raccontare la Argento – Non c’è bisogno di legare le donne, come dice qualcuno, perché ci sia violenza”. Dopo il fatto, Weinstein ha continuato a contattarla e ad offrirle regali. Fino a proporle di vedersi a Roma per discutere della pubblicizzazione del film B. Monkey. “Lo incontrai nella camera di un albergo, nel salottino. Con lui c’era un’assistente. Ricordo che vedendola mi sentii sollevata – spiega l’attrice – Dopo un po’, però, l’assistente se ne andò e successe di nuovo la stessa cosa. Weinstein mi fu di nuovo addosso. Allora mi sentii doppiamente in colpa, perché mi ero fidata una volta di troppo. Quando iniziò a toccarmi era come se potessi vedere dall’esterno quello che succedeva. Come se quella ragazza non fossi io”.

Anni dopo la Argento avrebbe messo in scena la violenza subìta dal produttore nel suo primo film da regista, Scarlet Diva. “Quando Weinstein lo vide mi contattò – racconta nell’intervista – Prima mi fece i complimenti, poi mi disse: ‘Ho visto il tuo film! Che ridere!’. Aveva paura che dicessi pubblicamente che in quella scena era a lui che mi riferivo”.

Lo scandalo che ha coinvolto l’imprenditore cinematografico è partito dal giornalista del New Yorker Ronan Farrow, che ha raccolto le testimonianze delle attrici e dipendenti di Weinstein che da lui hanno denunciato di aver subito reiterate violenze sessuali. Un elenco di donne che va allungandosi giorno dopo giorno. La Argento ha raccontato a La Stampa di essere stata la prima a parlare con il giornalista, anche se in via confidenziale e anonima. “Farrow mi ha poi ricontattato dicendomi che anche altre donne, spinte dal mio racconto, avevano deciso di farsi avanti“.

Le reazioni in Italia, però, sono state una doccia fredda per l’attrice, che ha annunciato di aver querelato il quotidiano Libero per un articolo a firma di Renato Farina intitolato “Prima la danno via, poi frignano e poi fingono di pentirsi”, su cui è intervenuto anche il fidanzato della donna, Anthony Bourdain. “L’unica cosa in cui ora spero, anche dopo aver rivissuto questa terribile esperienza ed essere stata insultata nel mio Paese, e solo nel mio Paese, – ha detto la Argento – è che sempre più donne dicano basta“.