Missili, forze aeree, di terra, di mare. L’Iran avverte la comunità internazionale: aumenterà le sue “capacità militari” e continuerà a sviluppare il suo programma di missili balistici. E’ il presidente Hassan Rohani a dirlo, durante la cerimonia che a Teheran ha ricordato la guerra con l’Iraq durata dal 1980 al 1988. “Che vi piaccia o no – ha detto Rohani in un intervento trasmesso dalla tv di Stato – rafforzeremo le nostre capacità militari che sono necessarie per la deterrenza. Rafforzeremo non solo i nostri missili, ma anche le forze aeree, di terra e di mare. Quando si tratta di difendere il nostro Paese non chiederemo il permesso a nessuno”.

Una dichiarazione a sorpresa, almeno apparentemente, visto che le diplomazie – soprattutto quelle europee – avevano appena finito di celebrare l’accordo con l’Iran come esempio da seguire per la risoluzione di crisi analoghe, che in questo momento si chiamano in particolare Corea del Nord. Lo stesso ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano durante il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, poche ore prima, aveva assicurato che “l’accordo nucleare sull’Iran ha dato buoni risultati per la sicurezza mondiale. In cambio abbiamo revocato le sanzioni. E’ un buon esempio di diplomazia che funziona e di sanzioni intelligenti”. Durante la riunione ad alto livello sulla non proliferazione era intervenuto anche il ministro degli Esteri della Germania Sigmar Gabriel e il concetto espresso era lo stesso: “E’ più importante che mai che l’architettura internazionale per il controllo delle armi e il disarmo non si sbricioli – ha detto Gabriel durante l’assemblea all’Onu – I trattati esistenti e gli accordi non possono essere messi in discussione. E questo si applica in particolare all’accordo sul nucleare con l’Iran”.

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