“Le foreste possono vivere senza l’uomo, ma è l’uomo che non può vivere senza le foreste”.

Non c’è verso. I governi del Brasile davvero non sembrano voler fare propria questa frase sacrosanta. Il Brasile è “proprietario” del 65% di quella riserva della biosfera che è l’Amazzonia, uno dei polmoni del pianeta, e chi lo guida, anziché preservarla per il bene di noi tutti, approva norme che ne consentono la distruzione. L’ultimo atto è un vero e proprio crimine contro l’umanità, se è vero come è vero l’aforisma con cui inauguro questo post. Il presidente brasiliano Michel Temer (anch’egli in odore di corruzione) il 23 agosto ha abolito con decreto la National reserve of Copper and associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46.000 chilometri quadrati, un’area più estesa della Danimarca per intenderci, spiega La Vanguardia, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para.

Probabilmente, l’atto è la conseguenza da una parte delle pressioni che il governo subisce dalle compagnie minerarie, dall’altra della recessione che ha colpito in questi ultimi anni l’economia del paese, proprio il Brasile che andava fiero dell’inserimento nei Brics, le nazioni “emergenti”. Fatto sta che l’atto non è che l’ultimo di una catena ininterrotta di depredazioni del bacino amazzonico.

Tutto iniziò alla metà dello scorso secolo quando il Brasile avviò/consentì una politica di intenso sfruttamento delle risorse naturali dell’Amazzonia, con opere devastanti come la Transamazonica o la Grande perimetrale norte, con impianti idroelettrici, concessioni minerarie, traffico di legname, allevamenti di bestiame. Cui si aggiunsero incendi boschivi per acquisire aree coltivabili, inquinamento dei corsi d’acqua con i garimpeiros, ecc, ecc.

Tutti crimini contro l’ambiente, ma anche crimini contro gli uomini delle foreste. L’Amazzonia è la dimora di circa un milione di indios, quei popoli primitivi (“che arrivarono per primi”) che l’uomo bianco considera inferiori, ma che invece sono oggi gli unici ad avere e mantenere un rapporto empatico con la natura.

E l’abolizione delle Riserva comporterà seri problemi anche per le popolazioni che ci vivono, alcune delle quali non ancora corrotte dagli usi della vita occidentale.

“Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni. Nemmeno la Transamazzonica è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto”, ha commentato il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione.

E questo dopo che tra agosto 2015 e luglio 2016 sono già andati perduti circa 8000 chilometri quadrati di foresta Amazzonica, pari a oltre cinque volte l’area di Londra.

Leggendo la notizia ho pensato a questa frase frutto della sapienza di altri indiani: “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato e l’ultimo flusso d’acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro”. Ed ho altresì pensato di inviarla a quell’uomo bianco che guida il Brasile e che si sta rendendo responsabile di questo crimine contro l’umanità.

Invito tutti a fare lo stesso.

La mail del Presidente del Brasile è questa: micheltemer@micheltemer.com.br
L’oggetto della mail: “National Reserve of Copper and Associates”
Il testo in brasiliano: “Quando a última árvore serà cortada, o último peixe serà comido e o último fluxo de água serà contaminado vocês irao entender que o dinheiro não se pode comer”.

Non servirà a nulla, ma almeno non saremo stati zitti.

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