Dara Khosrowshahi, che dal 2005 ha guidato la società di viaggi online Expedia, è il nuovo ceo di Uber. Lo riportano i media Usa. L’ha nominato il cda dopo una lunghissima riunione scegliendolo in una terna di finalisti che comprendeva Jeffrey R. Immelt, ex presidente di General Electric, e Meg Whitman, presidente di Hewlett Packard Enterprise. Immelt si era poi ritirato, quando ha capito che non aveva sufficiente sostegno, Whitman sembrava la favorita ma non sarebbe riuscita a concordare le condizioni.

Khosrowshahi dovrà voltare pagina dopo l’era di Travis Kalanich, dimessosi su pressione di alcuni azionisti per una serie di episodi che avevano danneggiato l’immagine della società, dalle molestie sessuali alle accuse di truffa e spionaggio aziendale. Il nuovo ceo, però, dovrà soprattutto far tornare profittevole la compagnia, che sta perdendo milioni di dollari ogni trimestre mentre continua ad espandersi e ad investire sulle auto senza guidatore.

Politica permettendo. Il manager di origine iraniana non ha mai fatto mistero della sua contrarietà rispetto all‘amministrazione Trump. In un’intervista al Financial Times della scorsa primavera, per esempio, riferendosi al muslim ban e in veste di numero uno della compagnia turistica online, Khosrowshahi aveva per esempio affermato di credere “che alcune posizioni di questa Amministrazione rendano gli Stati Uniti un prodotto meno attraente che in passato”.

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