4) L’accordo non prevede disposizioni vincolanti in merito alla sicurezza sul lavoro, all’incremento dell’occupazione, alla tutela della salute e alla sostenibilità sociale e ambientale.

Certo, si può sempre fare meglio. Ma pretendere che un trattato commerciale, che serve a ridurre barriere tra aree economiche, diventi uno strumento per condizionare la legislazione del partner introducendo ulteriori vincoli è un po’ un controsenso. Perché vincoli sui contratti o sui parametri ambientali, magari perfettamente legittimi, possono diventare strumenti per introdurre nuove barriere in modo surrettizio. La governance sovra-nazionale, infatti, funziona (quando funziona) in altro modo: i trattati commerciali livellano il campo da gioco per le imprese, i grandi accordi internazionali tipo Cop21 stabiliscono quali sono le regole del gioco, su ambiente e tutto il resto.

Visto che queste obiezioni sono così pretestuose, resta una curiosità. A parte la presa di posizione ideologica – attaccare la globalizzazione oggi porta consenso – quali interessi ci sono dietro le critiche al Ceta?

Cari amici delle lobby agricole, dite chiaramente quali esigenze state tutelando, senza nascondervi dietro la pretesa di lottare per il benessere generale, così tutti avranno un’idea più precisa di quali sono i veri pericoli. Evitate di distorcere l’informazione e il dibattito ne trarrà beneficio. Invece di evocare improbabili apocalissi, diteci che cosa temete davvero. Potreste perfino raccogliere più sostegno che continuando a spaventare la gente con pericoli che non esistono.

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Ceta, gli interessi delle lobby e le balle della propaganda

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