Ero convinto di non riuscire più a stupirmi.
Ritenevo sinceramente di averle già viste tutte, quasi i miei trascorsi mi avessero vaccinato usque ad mortem.
Non sono riuscito a rimanere sbalordito nemmeno quando qualcuno mi ha detto che si può clonare un iPhone in 17 secondi oppure creare l’universo in meno di una settimana.

Quando stamattina ho involontariamente sfogliato i quotidiani (sono all’antica e mi piace ancora leggerli così) ho creduto che i funghi sulla pizza di ieri sera fossero “peyote” e che dovrei evitare esperienze gastronomiche dai pericolosi effetti collaterali. Ma a cena ho mangiato un piatto di spaghetti e una cotoletta alla milanese e – anche se la pasta non era stata preparata come avrebbero voluto i miei amici Massimo e Susanna che mi hanno ospitato – non mi sembra di aver assolutamente ecceduto con il vino.

Invecchio e da vicino fatico a mettere a fuoco. Mi sono stropicciato gli occhi e ho distanziato la pagina per vedere meglio. Finché la lunghezza del braccio sopperisce al problema, lascio vincere la pigrizia e non mi alzo a prendere gli occhiali da lettura.

Ho scrutato e riletto i titoli e gli articoli, affannandomi a verificare se la notizia era riportata anche dalle altre testate. Mi sono guardato attorno immaginando di essere vittima di uno scherzo birbone. Cercavo di individuare la possibile “candid camera” e improvvisamente mi è apparso Nanni Loy che – spalancate le braccia – mi diceva con tono pacato “non sei su Specchio Segreto, ma in Italia…”

La vicenda che mi ha lasciato basito è il ritorno nei palazzi del Parlamento di un personaggio che non ha mancato di richiamare l’attenzione dei magistrati, dei giornalisti e anche dei semplici cittadini, tutti colpevoli di vedere sempre qualcosa che non va nella condotta di un rappresentante del popolo e tale democraticamente eletto.

Ho sperato con tutte le mie forze che fosse il 1° Aprile, mi sono augurato che dopo 35 anni fosse tornato in edicola “Il Male” con un blitz superiore all’indimenticabile “Tognazzi capo delle Brigate Rosse”, mi sono tornati in mente Pino “Zac” Zaccaria e Vincenzo “Vincino” Gallo, ho immaginato che il mio amico Senesi avesse organizzato tutto e mi sono lasciato scappare un istintivo “Vauro, dai, questa cazzata è troppo grossa… ma chi pensi ci possa credere?!?!”.

Quando mi sono capacitato che era tutto incredibilmente vero, ho sorriso. Non rassegnato, ma cosciente che difficilmente potrà cambiare qualcosa. Non indignato, ma invidioso. Sì, invidioso perché vorrei avere anch’io la nonchalance che ad altri non manca persino in circostanze paradossali.

Mi auguro solo che i giovanissimi non seguano queste “traccie” (come scriverebbero al Miur) ma riflettano su questi episodi per trovare l’ispirazione e la forza perché queste cose non si ripetano. Questo è il Paese che ci meritiamo? No, siamo stati cattivi ma questo è troppo…

@Umberto_Rapetto

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