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Caltagirone, assessore abbandona cuccioli di cane: “Mi sospendo”. Ma il sindaco lo giustifica: “Non sapeva cosa fare”

Vito Dicara, responsabile della cultura, è stato ripreso da alcune telecamere di sorveglianza. Denunciato dai carabinieri che sono arrivati a lui grazie alla targa dell'auto. Risponderà di maltrattamenti perché gli animali sono stati lasciati senz'acqua né cibo in una zona assolata
Caltagirone, assessore abbandona cuccioli di cane: “Mi sospendo”. Ma il sindaco lo giustifica: “Non sapeva cosa fare”
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L’assessore alla Cultura di Caltagirone, Vito Dicara, è stato denunciato per aver abbandonato quattro cuccioli di cane in un cartone davanti alla villa di una animalista nota nella zona della cittadina in provincia di Catania. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la scena, mostrando la targa dell’automobile dell’assessore. La donna, racconta La Sicilia, ha consegnato il video ai carabinieri che, grazie alle riprese, sono riusciti a risalire al proprietario del veicolo che aveva lasciato per strada i cagnolini. Dicara è accusato dai militari anche di maltrattamento di animali ipotizzato perché i cani sono stati lasciati senza acqua, né cibo in una zona assolata. 

L’assessore ha deciso di “autosospendersi“, una formula ancora da chiarire. “Ho rimesso il mio mandato nelle mani del sindaco – ha spiegato l’assessore – e ribadisco le mie scuse alla città per un gesto inopportuno, frutto solo di eccessiva stanchezza”. Non sembra intenzionato a prendere provvedimenti, comunque, il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo, che si limita a dire che valuterà “il da farsi”. “Per naturale carattere e formazione professionale – dice Ioppolo, a capo di una giunta di centrodestra – sono abituato a valutare i fatti nella loro oggettività, senza enfatizzarli, né minimizzarli. Dicara, la cui positiva attività amministrativa è da un anno sotto gli occhi di tutti, ha compiuto un gesto episodico superficiale, molto probabilmente dettato dalla confusione del non sapere cosa fare nell’ora in cui rincasava dopo una giornata di lavoro. Fra le diverse alternative, ha scelto quella da lui erroneamente ritenuta meno dannosa in quel momento”.

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