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Sinistra al Brancaccio, dieci considerazioni sulla ‘Leopolda dei gufi’ - 2/3

Sinistra al Brancaccio, dieci considerazioni sulla ‘Leopolda dei gufi’ - 2/3
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5. Due parole mi sembrano (purtroppo) indicate per descrivere la Leopolda dei Gufi: litigiosità e ambiguità. Ovviamente non penso ai promotori, ma a molti soggetti coinvolti sì. Non solo Pisapia, che sull’ambiguità ci sguazza (e lo dico pur stimando la persona e pur avendo apprezzato molte cose del suo agire da sindaco). Sono ambigui anche Prodi, un altro che oggi vale elettoralmente come Paolo Mengoli nella storia del rock, ed Enrico Letta, garbato e preparato ma politicamente carismatico come il Puffo Maniscalco. E sono ambigui quelli di Mdp: sono anti-renziani o pur di vincere ci rifarebbero la pace?

6. Il punto di partenza di qualsiasi forza autentica di sinistra deve essere uno: mai con Renzi, perché Renzi è centrodestra. Montanari lo ha detto chiaramente. Renzi è il male della sinistra, perché travestendosi da “centrosinistra” in realtà lo spolpa con virulenza stolta e sanguinosa. Berlusconi (la bella copia di Renzi), Salvini e Meloni sono avversari dichiarati: Renzi è un trojan horse della sinistra, e quindi – sebbene di per sé valga meno di un Pokemon tontolone – doppiamente colpevole e insidioso.

 

7. L’altro punto di partenza della “nuova sinistra” deve (dovrebbe) essere un bombardamento napalm (metaforico, eh) di quasi tutta la vecchia nomenklatura. Basta con gli Scotto, i Vendola, i Mussi, i Casarini e gli Stocazzo. Ci avete provato (spesso neanche quello): ora basta.

8. Civati, uno che di questa nuova sinistra potrebbe essere protagonista, ha provato domenica a fare quello che non gli riesce quasi mai: spettinarsi. Civati è uno che, anche quando dice cose forti, ha sempre l’aria di uno che ha appena smesso di prendere un tè in ciabatte con Corbyn. E questo non lo aiuta. Ieri ha attaccato i 5 Stelle: “Di Battista a 20 anni si iscriverebbe a questo M5S xenofobo?”. Giusta provocazione, ma la risposta è facile: sì. Sì iscriverebbe. Per il semplice motivo che i 5 Stelle erano contro lo Ius Soli prim’ancora di nascere. Mi spiego: nel 2008 scrissi un libro su Grillo, Ve lo do io Beppe Grillo, dopo i primi due V-Day. I 5 Stelle sarebbero nati un anno e mezzo dopo. In quel libro, ovviamente straordinario e profetico, dedicavo un capitolo intero a tutto ciò che non mi convinceva del Grillo politico. E al primo posto c’era (ma guarda un po’) proprio la sua ferma contrarietà allo Ius Soli.

8 bis. Lo so, siete stupiti dalla mia continua lungimiranza. Anch’io. Ora però andiamo avanti.

8 ter. La contrarietà allo Ius Soli e Ius Culturae è peraltro diffusa anche nel centrosinistra: lo era Sartori, lo è De Bortoli. Con ciò voglio dire che non esiste alcuna “svolta a destra” o “leghista” dei 5 Stelle: molto semplicemente, su questi temi Grillo (cioè i 5 Stelle) sono sempre stati a destra. Il “cambiamento elettorale dei grillini per reagire alle amministrative” è una delle tante cazzate buttate là da molti editorialisti che non sanno di cosa parlano.

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