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Aeroporto JFK New York, rischio l’arresto per una pistola (giocattolo)

Aeroporto JFK New York, rischio l’arresto per una pistola (giocattolo)
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Volo AA 198: New York- Malpensa. Arrivo con due ore e mezzo d’anticipo come da protocollo aeroportuale e imbarco la valigia al check in. Mi impensierisce un po’ l’ ombrello datomi in omaggio dal “The Carlyle Hotel” in una piovosissima serata. Ha la robustezza e l’altezza di una mazza da rugby. Vorrei infilarlo in valigia, ma spunta fuori di mezzo metro. Mi dico, ci provo con il bagaglio a mano, tutt’al più se fanno storie glielo mollo.

Affido, dunque, il bagaglio a mano alla “radiografia” del metal dector. Allarme rosso. Ecco, è per colpa dell’ombrello oversize, di quelli che sembrano quasi un’ombrellone da spiaggia. Neanche per sogno. In borsa avevo una busta di polvere di collagene liofilizzato. Con questo miracoloso anti/ossidante bio avevo già passato i controlli sulle rotta San Paolo-Miami-New York, senza problemi.

Invece il metal detector del JFK rivelerebbe come se ci fossero tracce d’esplosivo. Spiego che ne mangio un cucchiaino tutte le mattine e non sono ancora saltata in aria. Nel frattempo mi tirano fuori ogni singolo oggetto, palpano i biglietti da visita, annusano ogni pagina del libro “Il problema Spinoza”, aprono un mezzo tubetto di dentifricio. La scrupolosa operazione dura una buona mezz’ora e solo allora all’attenzione del supervisor salta agli occhi la cover del mio IPhone 3, a forma di pistola, colore rosa schoking. Lo vedo agitarsi, chiama il responsabile del responsabile della Security, sono circondata da un piccolo esercito “ armato” di guardie, tutte di colore, e qui comincia un duetto verbale surreale. Loro testuali parole: “Deve lasciare la pistola”. Ribatto: “Non è una pistola. E’ la cover del mio telefonino, regalo di mia figlia”. Rilanciano: “Does he has the shape of a gun?” ( Ha la forma di una pistola?). Annuisco. Ed espongono il loro teorema:“ Allora visto che assomiglia a una pistola è come se fosse tale”. A questo punto mi offrono un’alternativa: “O lascia a noi la sua ‘gun’ ( continuano a chiamarla così) o chiamiamo la polizia che la mette in stato di fermo (under custody) e perde il suo aereo”. Mi stupisce tanto accanimento in un Paese che consente a chiunque di girare armato fino ai denti per autodifesa. Voi al mio posto cosa avreste fatto?

La cover incriminata in borsetta è già passata per diverse frontiere: Mosca, Parigi, Vienna, Svizzera… e ai controlli tutti si sono fatti delle gran risate. Tutti incoscienti a lasciarmi girare per gli aereoporti “armata”? Per chi, simpaticamente, se ne volesse procurare una è disponibile su una quantità di siti online specializzati in cover stravaganti e costa poco meno di 30 dollari. Oddio, ma saranno a conoscenza che “vendono armi improprie” sottoforma di gadget? La mia finta pistola che fa click, click (non certo bum bum) è disponibile oltre che in rosa anche in grigio e in nero. Non voglio immaginare le conseguenze se al JFK fosse stata nera come la pece. Mi chiedo invece da quanto tempo le pareti dell’Immigration degli Stati Uniti sono tappezzate da manifesti con una faccia facciosa di un poliziotto gallonato che ricorda che gli stranieri vanno trattati con rispetto e gentilezza.

Finalmente mi imbarco. Cinture allacciate, pronti al decollo. No, falso allarme: si torna indietro. Cosa c’è adesso? La voce finto/rincuorante del comandante ci informa che una spia rossa si è accesa segnalando un leak ( una perdita) di qualcosa, credo che avesse detto gasoline. Ci sbarcano e ci ritroviamo tutti, chi già con attacco di panico, al gate d’accettazione. Dopo un’ora ancora una voce che ci rinfranca: Controlli occhei. Era solo una vite allentata. Quasi quasi ritorno a volare Alitalia.

Twitter@januariapiromal

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