“Non ci aspettavamo questo clamore, si sono davvero alzati troppo i toni. L’iniziativa è figlia di una scelta già fatta nel tempo e va nella direzione di tutelare i diritti di tutti, sia dei professionisti sia delle donne che, in una struttura pubblica come la nostra, devono avere la possibilità di avere un percorso assistenziale sicuro e definito”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “Ma che parlate a fa’” (Radio Roma Capitale) da Fabrizio D’Alba, direttore generale dell’ospedale San Camillo di Roma, entrato nell’occhio del ciclone per l’imminente assunzione di medici non obiettori di coscienza. “Come amministratore di un’azienda pubblica” – continua – “devo garantire due obiettivi: tutelare un diritto sancito da una norma dello Stato, e quindi diventa per me un obbligo assicurare quel servizio. E in più, devo garantire ai professionisti il diritto di poter optare. Avendo più di 2200 interruzioni di gravidanza all’anno, dobbiamo avere un’organizzazione solida e certa”. D’Alba risponde anche sull’iniziativa dell’Ordine provinciale dei medici di Roma, che ha definito “discriminatorio” il concorso e ha invocato il ritiro dell’atto. “Se qualcuno farà ricorso, si vedrà” – risponde – “in questa procedura non vedo profili di illegittimità. Il bando di concorso era trasparente e non c’era una clausola che rendesse non idoneo un obiettore di coscienza. La procedura era aperta a tutti, obiettori e non obiettori. Certamente l’esercizio del libero arbitrio in un bando così chiaro veniva fatto dal professionista prima di candidarsi al concorso”. E sottolinea: “Mi chiedo perché tutte queste proteste si stiano facendo ora e non quando il bando di concorso uscì sulla Gazzetta Ufficiale. La procedura è iniziata diversi mesi fa, quindi se c’erano elementi di grande criticità e di illegittimità, perché si ravvisano oggi, all’atto dell’assunzione? Aspettiamo gli eventi. Noi comunque assumeremo i medici. E prenderanno servizio il 1 marzo

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