“Siamo pronte a incatenarci sotto la redazione delle Iene”. Il Mit, il Movimento identità transessuale, è pronto a protestare contro la decisione della presidenza del Consiglio dei ministri di congelare i finanziamenti ai progetti Unar. L’Ufficio nazionale anti-discriminazioni, che fa capo proprio a Palazzo Chigi, era finito al centro delle polemiche dopo il servizio della trasmissione di Italia 1, che denunciava un presunto giro di prostituzione in un locale affiliato a una delle associazioni vincitrici di un bando dell’Unar. Dopo le polemiche seguite al programma tv, oltre alle dimissioni del direttore dell’Unar Francesco Spano era arrivata anche la decisione, da parte del governo, di bloccare le procedure del bando stesso.

Ma le altre associazioni coinvolte che hanno vinto un finanziamento non ci stanno. In particolare il Mit è pronto a dare battaglia: in ballo c’è un progetto per una casa di accoglienza per profughi transessuali che rischiano la vita nei loro paesi di appartenenza. Un’idea intitolata “Rise the difference” portata avanti con la cooperativa Camelot e con il sostegno del Comune di Bologna, e che aveva ottenuto un finanziamento da 75mila euro. Una somma che sarebbe stata erogata dopo l’apertura della struttura e non prima. “Fra 10 giorni avremmo dovuto firmare il contratto e ora come facciamo? Il primo aprile saremmo dovuti partire con la casa rifugio per richiedenti asilo Lgbti – ha detto l’avvocato del Mit Cathy La Torre – avevamo già aperto un canale umanitario con la Giordania dove una trans è agli arresti domiciliari per il suo solo essere transessuale. Poi ce ne sono altre dieci in lista d’attesa che sarebbero state inviate da altri centri di accoglienza in giro per l’Italia. Ora noi non possiamo aprire la casa e non sappiamo dove sistemare queste persone”.

Oltre al progetto del Mit, che si è classificato primo in questo bando di gara nazionale, altri 28 progetti avevano ottenuto dei finanziamenti. A partecipare e vincere c’erano i progetti della Comunità di Sant’Egidio, Croce rossa, Amnesty international, Unicef. L’Unar infatti è un ufficio che si occupa di discriminazioni non solo sessuali, ma anche etniche, oppure legate alla disabilità. “Per verificare una associazione bloccano le altre 28”, protesta ora La Torre. A rischio, dopo le dimissioni di Spano, ci sarebbero ora in totale quasi 25 milioni di euro di fondi europei, a disposizione proprio sul tema discriminazioni: “Se non verrà nominato presto un nuovo direttore – spiega La Torre – e l’Unar non li utilizza entro il 31 dicembre, quei fondi andranno restituiti e dunque perduti”.

In tanti ieri, soprattutto nel centrodestra, avevano chiesto non solo la sospensione del bando, ma addirittura la chiusura dell’Unar e le dimissioni di Maria Elena Boschi, responsabile politica, nella qualità di Sottosegretario alla presidenza del consiglio, dell’ufficio al centro delle polemiche. Dall’altra parte molte associazioni avevano difeso il lavoro dell’Unar e del suo direttore. L’appello del Mit è però rivolto soprattutto alle Iene: “O vengono a Bologna a restituire la totalità della notizia o noi ci andiamo a incatenare sotto la redazione fino a che non ci danno ascolto. Siamo inorriditi – ha detto Cathy La Torre – che questa equazione soldi pubblici prostituzione ci riguardi. Magari le Iene non volevano travolgere tutti, ma l’effetto è stato questo e noi non ci stiamo ad essere travolti”.

L’ormai ex direttore Spano intanto si difende. Spiega di “avere sempre agito in maniera corretta”. E di essere vittima di una “bufala”, “non solo perché i finanziamenti in questione non sono stati ancora erogati, ma perché ad essere considerati finanziabili sono stati singoli progetti sociali, proposti da diverse realtà associative e istituzionali e valutati da una commissione secondo criteri oggettivi prestabiliti”.

(Foto dal sito Mit)

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