Scendono in piazza contro la burocrazia e l’assenza di risposte. Sono i terremotati di Amatrice, di Accumoli, di Arquata del Tronto. Quello che raccontano è un meccanismo inceppato, in cui a pagare sono i cittadini ancora tra le macerie. “Ci sono 25 casette pronte. Ma non sono state ancora assegnate”, racconta Francesca Mileto, romana e amatriciana di adozione. “E lassù si vive ancora tre le macerie, la paura e le scosse”. I terremotati in piazza a Roma indossano fasce tricolore. “Siamo sindaci per un giorno, di noi stessi e delle nostre popolazioni”, spiega Pia. “Dobbiamo lasciare ai sindaci la libertà di azione per rispondere alle emergenze”.

Una delegazione verrà ricevuta in giornata dalla presidente della Camera Laura Boldrini e da alcuni parlamentari che il 27 e il 28 dicembre scorso sono stati nel “cratere”. “Vogliamo chiedere che cos’è stato fatto da allora”, dice Francesca. “Perché al momento è tutto bloccato. Chiediamo fatti, non atti: quello che è stato fatto per i terremotati è ancora sulle scrivanie”. Case, ricostruzione ma anche soldi. “Che fine hanno fatto i soldi ricevuti dalla Protezione Civile? Chi l’ha stabilito che devono essere stanziati solo per la ricostruzione?”, si chiede Roberta Giacobetti. “Sono soldi che vengono dalla solidarietà dei cittadini e sono per i terremotati. Usiamoli per le emergenze, come ad esempio la neve”.  

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