Faccia a faccia a Dimartedì (La7) tra il deputato del M5S, Luigi Di Maio, e il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. Si inizia con le dure affermazioni del parlamentare sul presidente dell’Alde, Guy Verhofstadt: “La parola di quel signore non vale un fico secco e lo deve sapere tutta Europa“. Travaglio rimprovera al M5S: “Dalla partenza molto stentata della giunta Raggi all’enorme figuraccia al Parlamento Europeo, seppure con la complicità del voltafaccia dell’Alde, potremmo usare un comune denominatore: mancanza di una classe dirigente. Cosa volete fare seriamente per darvi una classe dirigente? Anche se nessuno ci pensa, tra qualche mese potrebbe ricapitarvi non di cercare due assessori a Roma, ma di trovare 15 ministri, 40 sottosegretari e decine di top manager”. Di Maio risponde: “Il caso Roma ci insegna che è necessario avere pronta la squadra di governo prima delle elezioni politiche. Ma rigettiamo questa narrazione per cui non abbiamo alcun tipo di competenze. Nel 2013 il M5S era dato per morto due mesi dopo la sua elezione. E abbiamo ricevuto i complimenti del presidente Mattarella per come operiamo nelle Commissioni da opposizione. Io sono orgoglioso di far parte di questo gruppo politico”. Travaglio si sofferma poi sulla politica estera del M5S: “Non riesco a capire questo continuo elogio di Putin in bocca a molti esponenti del M5S e sul blog di Grillo. Perché un affrancamento dagli Usa, cosa con cui concordo, deve portare un appiattimento nei confronti di Putin?”. “Nessun invaghimento” – risponde Di Maio – “abbiamo solo un problema: da quando abbiamo messo le sanzioni alla Russia abbiamo perso 5 miliardi di business per le nostre piccole e medie imprese. Noi non siamo né filo-russi, né filo-americani, siamo filo-italiani. Se le sanzioni alla Russia danneggiano le nostre imprese, quelle sanzioni vanno tolte. A me però sembra che sia il presidente degli Usa ad avere un certo feeling con Putin. E questo ci deve rassicurare

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