Primo banco di prova per il nuovo codice etico del M5S, recentemente approvato con la consueta votazione online degli iscritti. A testarlo sarà Stefania Batzella, consigliera regionale in Piemonte del Movimento, appena citata in giudizio per interruzione di pubblico servizio durante la sua partecipazione a una manifestazione No Tav del 2011.

Come stabilito dal nuovo codice, Batzella ha subito comunicato allo staff del movimento la notizia e si è spiegata pubblicamente via Facebook: “Chi mi conosce sa dell’impegno profuso sul fronte della Valle di Susa insieme a tanti amici e, oggi, alcuni di loro anche colleghi. Ebbene anch’io ero fra i partecipanti della manifestazione No Tav del 8 dicembre 2011 che mi vedrà coinvolta in un processo per interruzione di pubblico servizio”. All’epoca dei fatti, “non avevo dato la giusta importanza alla vicenda” scrive la Batzella, “poiché ritenevo di non aver fatto niente di grave”. Ma “a distanza di qualche anno, invece, mi è arrivato un decreto di citazione in giudizio insieme ad altri manifestanti valsusini”. E conclude spiegando di aver subito avvisato i colleghi e lo staff non “appena ricevuto il decreto”e assicurando che “ovviamente, nel rispetto del Tribunale, non proferirò parola sulla vicenda” anche se era “d’obbligo avvisare cittadini e attivisti”.

Secondo il nuovo regolamento dei pentastellati, la valutazione su eventuali sanzioni da emettere è affidata alla discrezionalità del garante del Movimento, cioè Beppe Grillo, e a quella del collegio dei probiviri, composto dalla senatrice Nunzia Catalfo e dai deputati Riccardo Fraccaro e Paola Carinelli. La sanzione scatta in maniera automatica per le condanne in primo grado, per i patteggiamenti e nei casi di estinzione del reato per prescrizione dopo il rinvio a giudizio. Saranno valutate caso per caso, invece, le condanne per i reati di opinione.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Roma, Raggi a Romeo: “Cimici al Campidoglio? Magari le mettessero, nulla da nascondere”

prev
Articolo Successivo

Province, la casta torna al voto per eleggere se stessa: domenica alle urne per rinnovare 37 consigli

next