L’Italia si conferma un paese di talenti, che però spesso sono costretti ad andare all’estero per trovare piena affermazione. Lo dimostrano i numeri: uno studio clinico su cinque in Europa è italiano, i nostri ricercatori sono all’ottavo posto al mondo per produttività e quarti in Europa per numero di citazioni e influenza. Inoltre il nostro Paese ospita il 18,2% di tutte le sperimentazioni europee, con una crescita di due punti percentuali nell’ultimo anno. Ma allo stesso tempo la fuga di cervelli è una realtà: l’emorragia di ricercatori si traduce anche in una perdita economica, stimata in circa un miliardo di euro l’anno.

Sono i dati presentati a Roma nell’appuntamento annuale della Fondazione Lilly, che prova a dare il via a un’inversione di rotta, assegnando una borsa di studio per giovani ricercatori. L’iniziativa vuole promuovere la cultura della ricerca in Italia, oltre a valori come meritocrazia, trasparenza e valorizzazione economica. “Cambiare marcia si può – sostiene Concetto Vasta, direttore generale della Fondazione – offrendo ciascuno il proprio contributo per impedire che i nostri migliori cervelli se ne vadano”. Quest’anno a vincere la borsa di studio da 210mila euro è stata Ilaria Barchetta dell’Università Sapienza di Roma, premiata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Nei prossimi tre anni la studentessa farà ricerca sugli effetti positivi sulle ossa di alcuni farmaci per curare il diabete, con l’obiettivo di aiutare i medici a prescrivere la terapia più adatta e ridurre il rischio di fratture nei pazienti con diabete.

“Negli ultimi anni – commenta Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei Rettori delle università italiane – tutti gli indicatori evidenziano che la ricerca negli atenei italiani è di qualità, oltre che tra le più alte al mondo per produttività in rapporto alle risorse investite. Sempre di più, inoltre, l’università si sta aprendo all’esterno per reclutare i migliori talenti dall’estero, ma anche verso collaborazioni con privati“. Gli studi su terapie innovative sono raddoppiati anche grazie alle aziende farmaceutiche, che hanno investito in ricerca e sviluppo 1,4 miliardi di euro nel 2015. Però lo sforzo di università e privati non basta, come dimostrano anche le borse di studio assegnate il 14 dicembre dall’European Research Council (Erc). I cervelli italiani hanno ben figurato e sono stati premiati in 38, secondi solo ai 50 della Germania. Ma lavoreranno principalmente all’estero: il nostro Paese infatti è fuori dai luoghi più gettonati per sviluppare le ricerche, tra i quali figurano Gran Bretagna, Germania, Francia e Olanda.

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