Conseguenze negative per le nostre bollette elettriche, più che la possibilità di un grave incidente nucleare Oltralpe che metta a rischio la sicurezza anche in Italia. Questa l’opinione degli esperti contattati da ilfattoquotidiano.it dopo le parole di Pier-Franck Chevet, presidente dell’Autorità di sicurezza nucleare francese (Asn), che in un’intervista al supplemento economico di Le Figaro ha parlato di una situazione delle centrali transalpine diventata “molto preoccupante”. E ha sottolineato l’esigenza di “ripensare” l’intera catena di controllo per rendere l’atomo più sicuro.

Concentrazioni anomale di carbonio e dossier falsificati – All’età media piuttosto elevata degli impianti francesi si sono aggiunte questioni tecniche che hanno spinto nelle ultime settimane l’Asn a imporre al gestore dell’energia Edf di fermare diversi reattori. Così, tra guasti, manutenzioni ordinarie già programmate e controlli straordinari, i reattori al momento non in funzione sono 21 sui 58 presenti nelle 19 centrali francesi. In particolare una serie di verifiche a tappeto che ha portato ai blocchi attuali è stata avviata a maggio 2015, quando nella centrale che Edf e Areva stanno costruendo con tecnologia Epr a Flamanville, in Normandia, è stata scoperta un’anomalia nei generatori di vapore: l’acciaio con cui è stato realizzato il coperchio contiene una percentuale di carbonio più elevata rispetto alle specifiche. Problema che poi è stato rilevato anche altrove. “Oggi – ha spiegato Chevet a Le Figaro – 12 reattori sono fermi o stanno per essere fermati, per controllare che l’eccesso di carbonio scoperto nell’acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore”. Il responsabile dell’Authority, inoltre, ha rivelato che i suoi ispettori hanno riscontrato nei 12 reattori una non meglio precisata “anomalia generica”. Il risultato delle verifiche in corso si avrà non prima di un mese e, una volta riavviati i reattori, ci vorrà un altro mese per raggiungere la piena potenza.

Ma i problemi non finiscono qui. Lo scorso maggio una serie di controlli nell’impianto siderurgico di Creusot Forge di Areva ha riscontrato circa 400 “incoerenze” nei rapporti di produzione di componenti per centrali realizzati negli scorsi decenni, su un totale di oltre 10mila pezzi controllati. In seguito a tale episodio sono partite ulteriori verifiche nelle centrali francesi. A questo riguardo, Chevet ha fatto riferimento a “pratiche inaccettabili”, a “dossier riguardanti anomalie volontariamente nascosti al cliente e all’Asn” e alla “scoperta di documenti di fabbricazione che appaiono falsificati”.

“Situazione sotto controllo, nessun rischio per l’Italia” –  Tra i reattori fermati per le verifiche sui generatori di vapore, ci sono anche quelli delle centrali di Tricastin e Bugey, non lontane dal confine con l’Italia. La situazione in questi e negli altri impianti francesi mette a rischio anche la nostra sicurezza? “Non credo dobbiamo preoccuparci – risponde Marco Ricotti, docente di Impianti nucleari del Politecnico di Milano e da luglio presidente di Sogin, società pubblica incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani -. Se l’authority francese troverà problemi seri nei reattori sotto controllo, ordinerà di tenerli fermi finché i problemi non verranno risolti grazie a un’adeguata manutenzione o alla sostituzione dei componenti difettosi. Visto che in campo nucleare la regolamentazione è molto stringente, è sufficiente un lieve scostamento dalle specifiche per arrivare alla fermata dell’impianto”.

E se quei reattori, oggi considerati a rischio, non fossero stati fermati? “Non penso fossimo vicini a bombe pronte a esplodere. L’obbligo di rispettare elevati margini di sicurezza fa sì che una non conformità rispetto alle specifiche, soprattutto se lieve, non comporta per forza un rischio. In ogni caso avremo il quadro chiaro a breve, quando l’Asn avrà completato le proprie analisi”.

Non vede particolari rischi di qua dal confine neppure Roberto Meregalli, esperto dell’associazione Energia Felice, che tra le altre cose si occupa di energie rinnovabili: “Se nei reattori francesi si verificassero rotture o deformazioni, ci sarebbero perdite radioattive potenzialmente pericolose. Ma l’authority francese sta tenendo monitorati i casi che potrebbero dare problemi e confidiamo nell’efficienza di questi controlli. Al momento siamo solo a un livello di allerta. Certo, tutto questo conferma che in generale il nucleare è pericoloso”.

Da noi bolletta della luce più cara – Se dunque al momento la nostra sicurezza non sembra essere in discussione, lo stesso non si può dire per le nostre tasche. In Francia il 75% dell’energia proviene da fonte nucleare. Così il blocco di un terzo dei reattori ha come conseguenza un calo dell’offerta di elettricità che si ripercuote anche da noi che siamo un paese importatore. Con extra costi sulle nostre bollette che nei primi quattro mesi dell’anno prossimo potrebbero arrivare a 1,5 miliardi di euro.

Twitter: @gigi_gno

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