La vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto? Pare non sia piaciuta a nessuno alla festa del Fatto Quotidiano in corso al Parco la Versiliana. Ne abbiamo parlato con Alessandro Robecchi, Pietrangelo Buttafuoco e Andrea Scanzi. “Credo che la vignetta – dice Robecchi – in se stessa giocasse sul luogo comune sugli italiani, spaghetti, pastasciutta. Che è un po’ quello che facciamo noi con i francesi e il bidet, siamo vicini alla goliardia. Dopodiché sui limiti della satira mi sdraio su quello che dice il maestro Dario Fo, che dice che la prima regola della satira è che non ci sono regole. Dire Io sono Charlie non significa ‘io sono sempre d’accordo con quello che dice’, sono d’accordo sul fatto che possa dire quello che vuole. Poi la libertà di critica è sacrosanta. Lo stile di Charlie è quello lì o si prende in blocco o si rifiuta in blocco. Io sto con Charlie anche se non mi piace”. Sulla stessa linea anche Andrea Scanzi: “La trovo brutta, ma la satira o la accetti o non la accetti, ci deve essere la libertà anche di fare una satira orrenda”. Più duro il giudizio di Pietrangelo Buttafuoco: “La lingua non ha osso, ma rompe le ossa. A maggior ragione anche segno e disegno possono sconfinare nell’empietà. Si è arrivati a questa vignetta e il discrimine ancora una volta è l’empietà che non accompagnata da contenuti e intelligenza sfocia solo in un nulla di fatto e bisognerebbe reagire solo con l’indifferenza”

 

 

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