Un tempo così vicini, ormai acerrimi nemici: è la storia, recente, del presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, e del suo ex alleato, il mistico Fetullah Gulen, considerato il mandante del fallito colpo di Stato del 15 luglio in Turchia. L’imam in esilio volontario negli Stati Uniti è accusato di aver creato uno Stato parallelo, già soprannominato “Fetullistan”: da più di un mese nel Paese è caccia ai suoi sodali. Ma le purghe non colpiscono solo alleati, militari, magistrati. La faglia diventa ancora più profonda se si pensa che l’establishment di Erdogan ha deciso di puntare alla distruzione, o almeno a fiaccare nell’animo il movimento gulenista in uno dei settori dove quest’ultimo trova le sue maggiori risorse: quello dell’istruzione.

Così lo scorso 9 agosto, nelle scuole, nelle biblioteche e nelle istituzioni turche è stata recapitata una lettera del ministero dell’Educazione, con la quale si chiede di raccogliere e distruggere tutti i libri riconducibili all’organizzazione legata a Fetullah Gulen, definita dal governo Fethullahist Terror Organization (FETÖ). L’accusa è di “propaganda terroristica”. Uno dei primi giornali a dare la notizia è stato il sito turco della Gazete Duvar, con un articolo del 14 agosto. Newsweek e alcuni giornali turchi, tra cui Hurriyet Daily News, la hanno poi rilanciata.

Nella lettera del ministero compare una lista di 29 case editrici, 15 riviste e 45 giornali legati a FETÖ. La giustificazione della censura voluta dall’Akp è suffragata dallo stato di emergenza in cui è piombato il Paese dopo il golpe fallito. Nella lettera compaiono esplicitamente i nomi di siti, giornali, libri e riviste ormai ritenuti di fatto fuori legge dal governo di Erdogan.

Ma la censura non riguarda solo i libri: una Corte di Istanbul ha infatti accolto la richiesta di un giudice del distretto di Bakirkoy in base alla quale sono da ritenere strumenti di ‘propaganda terroristica’ anche 672 cd, dvd e altro materiale elettronico creato o ritenuto vicino alle attività di Fetullah Gulen. L’ultimo ordine del ministero dell’Educazione turco trova un precedente già in quanto accaduto una settimana dopo il golpe fallito, quando lo stesso ministro aveva annunciato la chiusura di più di 1500 istituzioni legate a Gulen (1.669 per l’esattezza, in base a quanto riportato dall’agenzia Anadolu): il provvedimento, per l’establishment dell’Akp, si era reso necessario per eliminare le sacche di disordine violento, capaci di sovvertire il governo di Erdogan “democraticamente eletto”. Il processo di epurazione, nella sua totalità, riguarda 936 scuole private, 449 dormitori scolastici e altre 284 istituzioni educative, tutte legate a FETÖ. La manovra ha inoltre colpito 27.157 persone, impiegate nelle scuole guleniste, i cui studenti verranno trasferiti in altri istituti.

La battaglia tra il leader dell’Akp e Gulen detto “Hoca”, il Maestro, si è insinuata a tal punto nella società turca da riuscire a spaccarla. I carri armati, i morti e i messaggi lanciati su FaceTime e attraverso i media da un Erdogan uscito vittorioso dal golpe, non sono che un solo avamposto di una battaglia a volte combattuta in maniera sotterranea, soprattutto negli ultimi anni.

Gulen, leader della potentissima confraternita religiosa “Hizmet” (Servizio, in turco), controlla associazioni professionali, studentesche, aziende, scuole, organizzazioni caritatevoli, università, radio, televisioni, quotidiani e ha milioni di seguaci sia in Turchia che all’estero. Le sue scuole e università si trovano infatti anche nelle Filippine, in Macedonia, in Afghanistan, in Iraq, Bosnia e Kenya. Quasi un milione di studenti in Turchia torneranno sui banchi in un paio di settimane, ed è probabile che proprio allora si rivelerà la falla nel sistema educativo del Paese, all’ombra della chiusura dei tanti istituti privati legati all’ex imam. Per lui i procuratori turchi, nel loro fascicolo di 2.527 pagine, hanno chiesto 2 ergastoli e pene per 1900 anni da scontare in prigione.

E mentre nelle carceri si cerca di “fare spazio” per le 35mila persone finite in manette dopo il golpe del 15 luglio attraverso il rilascio di circa 38mila detenuti, nell’orda degli arresti finiscono anche i giornalisti del quotidiano Ozgur Gundem: nella giornata di ieri, sono stati 11 i collaboratori del giornale che la polizia turca, su mandato di una corte di Istanbul, ha arrestato. L’accusa all’Ozgur Gundem è di aver fatto propaganda a favore dei ribelli separatisti curdi del Pkk. Arrestati anche un inviato dell’agenzia curda Dicle e due esponenti del sindacato turco dei giornalisti.

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