Le “valanghe” di risorse deliberate dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), 40 miliardi, hanno sempre caratteristiche, tali da rendere i pacchetti di spesa, approvati da quella foglia di fico governativa dei bicchieri “mezzi pieni” che si chiama Cipe. Sono deliberazioni d’urgenza, per affrontare i temi più scottanti sul tappeto, che vengono trattati con interventi spot e non con un ben precisato piano di priorità d’intervento. I meccanismi di spesa, sempre senza analisi costi-benefici, restano quelli di sempre che hanno reso inefficace, opaca e spesso improduttiva la spesa pubblica, in particolare per le grandi opere.

Dentro tali grandi pacchetti, oggi serviva dare un segnale e c’è stato, al sud, “20 miliardi su 40 al mezzogiorno”. Serviva finanziare opere senza piani attuativi, per sottolineare che si procede anche su interventi contestatissimi e ingiustificati, come il terzo valico ferroviario Milano-Genova (1,6 mld) – ce ne sono già due – oppure con il via libera a 10 convenzioni autostradali per (1,4 mld) di nuovi investimenti. Le convenzioni con lo Stato non servivano per far spendere gli extraprofitti dei concessionari, derivanti dai pedaggi, in nuove opere senza esborsi per lo Stato?

Se il pozzo senza fondo della statale ionica non è stato dimenticato (276 milioni), anche tutte le emergenze, messe drammaticamente in evidenza in questi giorni, sono state raccolte. La sicurezza della rete ferroviaria, dopo l’incidente di Corato, il dissesto idrogeologico, visti i continui allagamenti di questi giorni. Prendono fuoco gli autobus dell’Atac. Ed ecco un carico da 1 miliardo per il rinnovo del parco autobus nazionale. Nel mare magnum dei provvedimenti del Cipe tra addendum, contratti di programma, patti per il mezzogiorno, legge di Stabilità, lotti costruttivi e fondi di coesione recuperati, una cosa è certa: l’andazzo è quello di sempre, le risorse prima o poi arriveranno ma verranno spese molto male, non solo per i costi finali, sempre superiori a quelli previsti, ma per le probabili mazzette e per la scarsa redditività economica o sociale delle opere realizzate. Una nota positiva arriva dal fondo per le bonifiche dei siti inquinati (826 milioni).

Che si voglia continuare così allegramente è spiegato da una postilla contenuta nel decreto del Cipe che ha “dequalificato”, da delibera a semplice parere, l’addendum Stato Fs Rfi, cioè la già facile spesa ferroviaria, che per molti esperti è tra le cause del debito pubblico nazionale. Allo stesso modo saranno trattate o meglio non trattate le convenzioni autostradali. Se a qualcuno era passato per la testa di qualificare la spesa ferroviaria, limitando la sfera negoziale dei costruttori, o di alleggerire il peso delle lobby autostradali, riducendone le rendite di posizione, si è sbagliato. Metropolitane, ferrovie, strade, porti, tunnel e ponti: continua la logica dell’assalto alla diligenza continua.

Si continua nel far finta di non capire che il problema per il funzionamento della mobilità nazionale è la gestione efficiente delle infrastrutture non la loro carenza. Troppe di esse sono sotto e mal utilizzate, come la grande Malpensa, la Tav Milano-Torino o le due autostrade nuove di zecca  lombarde, la Brebemi e la Teem che, con i ricavi dei pedaggi, non si ripagano neppure i costi di gestione

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