Il sistema formigoniano di sanità ha previsto un coinvolgimento dei privati per dare la possibilità ai cittadini di avere un maggior numero di aziende sanitarie. Formigoni e Maroni hanno sempre sbandierato il fatto di avere comunque conti in ordine per quanto riguarda la spesa sanitaria della Lombardia, spesa che si attesta sui 18 miliardi all’anno di soldi pubblici.

Io credo che, effettivamente, questo avvenga. Quello lombardo è un buon sistema sanitario, se si dimenticano i casi San Raffaele, Santa Rita, Maugeri, Stamina e molto altro del sommerso che, ad esempio, permette lo spostamento di due ospedali del centro di Milano (come l’Istituto dei Tumori e il Besta) verso nuove aree invece di ristrutturare gli edifici esistenti, causando possibili infiltrazioni da parte delle organizzazioni malavitose, come nel caso delle aree Expo.

Ma è così vero che i nostri conti della sanità sono corretti o i politici e le aziende sanitarie li rendono tali? Facciamo un esempio. Come tutti sanno, in Italia, e dunque anche in Regione Lombardia, per sottoporsi a una visita o a un esame di qualunque natura usufruendo del Servizio sanitario nazionale occorre aspettare mesi. Ma cosa succede ogni giorno a un cittadino che si reca a prenotare una visita? Nella maggior parte dei casi gli offrono una visita a distanza di mesi, mentre, se aprono il portafoglio e la fanno nella stessa struttura ma pagando, magicamente i mesi si trasformano in ore. Quello che è più disonesto è che spesso al cittadino, che già partecipa con le tasse alla spesa pubblica, venga proposto in qualche giorno di fare la visita pagando con una cifra che di solito corrisponde a quella che la struttura riceverebbe dalla Regione. Così tutti sono contenti e stanno in silenzio, l’azienda sanitaria ha soldi “freschi” e non aspetta il rimborso dopo mesi e il cittadino non ricorda che pagando le tasse ha già il diritto alle cure che invece acquisisce solo con una nuova tassa, perché pagare per ottenere una prestazione che avrebbe dovuto avere in tempi minori non è altro che una tassa.

Ma quella più contenta è la Regione che si fa bella con conti in ordine solo perché fa pagare ai cittadini la sua disorganizzazione di base e non è capace di offrire, nonostante gli investimenti in ambito sanitario, quella prestazione che dovrebbe essere un diritto. Tutto ciò avviene anche perché il sistema di controllo non esiste e si accentua con richieste di esami che vengono offerti sempre con una compartecipazione minima diretta fino ad arrivare alle assurdità di pagare alcuni esami o visite a un costo minore del ticket. I conti così sono in ordine, i politici si fanno belli e chi paga è sempre il cittadino.

Allora la mia domanda è: possiamo sapere in regione Lombardia a quanto corrisponde la quota pagata dai cittadini in questa situazione intermedia fra pubblico e privato? I conti della regione sarebbero sempre in ordine? Le regioni che hanno maggiori problemi di bilancio usano gli stessi sistemi di “tassa aggiunta” per dare salute?

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