“La nostra patria è solo in cielo, solo Dio ci capisce” sussurra S. nei momenti di scoramento, quando vede il suo futuro incerto e nero. I rom sono il popolo più disperso, martoriato e odiato nella storia, ma da parte loro non hanno mai mosso guerra, depredato, saccheggiato, sterminato nessun altro popolo. De André diceva che a questo popolo andrebbe il Nobel per la pace. Due mesi fa, nella mia città alcuni bambini, in un tranquillo parco pubblico, si misero a gridare “Aiuto!! gli zingari! Ci rubano, ci rapiscono!” e corsero terrorizzati dalle mamme. Non era successo niente,  un bimbo rom si era solo avvicinato loro, sperando di poter giocare. Se ne tornò indietro mogio mogio, nonostante io e mio figlio provassimo a richiamarlo.

Nei lager nazisti morirono mezzo milione di rom e sinti: fu il porrajmos, la grande distruzione. I libri di scuola iniziarono a parlarne solo dal 1994. Gli “zingari” furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti, ed infine destinati alle camere a gas. Oltre 20.000 vennero uccisi nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944. Nessun superstite venne chiamato a testimoniare nei processi ai gerarchi nazisti, neppure a Norimberga. Quando in Germania alcuni sopravvissuti si decisero a chiedere un risarcimento, questo fu loro negato con il pretesto che le persecuzioni subite non erano motivate da ragioni razziali ma dalla loro “asocialità”.

Dopo la guerra, la discriminazione continuò. In Svizzera, fino al 1980, un’organizzazione caritatevole finanziata con fondi statali attuò un vero e proprio programma di pulizia etnica: centinaia di bimbi Jenisches furono strappati a forza dalle loro mamme, messi in orfanotrofi o ospedali psichiatrici, molti di loro subirono violenze e sevizie. Verrebbe da chiedersi… chi è che rapisce i bambini? Solo nel 1987 la Confederazione Elvetica ammise le proprie colpe. In Italia gli “zingari” (termine carico di pregiudizi razziali) sono obbligati a vivere in campi nomadi in condizioni igienico sanitarie pessime, spesso vittime di razzismo: attacchi incendiari, picchetti razzisti, insulti. L’Italia è stata duramente criticata dalla Commissione Europea contro il razzismo per le condizioni critiche dei campi nomadi, per le schedature etniche, per gli sgomberi forzati, illegali, senza preavviso. Spostati di continuo, senza nessun progetto di integrazione, senza alcuna attenzione alla frequenza scolastica del bambini. Anche il rapporto di Amnesty è molto duro a riguardo.

Rom e sinti non sono nomadi per scelta, ma per disperazione. Alcuni hanno la cittadinanza italiana, e vivono in Italia da sempre, altri sono profughi scappati dall’Est Europa. In ogni caso sono esseri umani e hanno diritto ad essere accolti dignitosamente. Lo Stato deve rimuovere, non aumentare, gli ostacoli di ordine sociale ed economico che impediscono l’uguaglianza. “Sono scappato dal campo nomadi di T… perché le condizioni erano invivibili, topi ovunque, litigi, violenze. Sono scappato con mia madre malata, mia figlia neonata, mia moglie. Nei treni, senza biglietto. Dormivamo davanti alle chiese, sperando nella carità” mi confida M., di etnia rom khorakhanè. Ho imparato a conoscerli, aiuto i loro bambini nei compiti, li ospito a casa mia, giocano coi miei figli. Ho imparato ad apprezzare la loro lingua, meravigliosa ed arcaica: la lingua romanì, che non ha ancora spazio nella legge che difende le minoranze linguistiche, benché sia parlata in Italia dal 1390.

“Perché li aiuti?” mi dicono “gli zingari sporcano e rubano!”. Gli stessi pregiudizi rincorrevano gli italiani emigrati in America, considerati sporchi, ladri e stupratori. Ovviamente non lo erano tutti, ma i pregiudizi a volte sono profezie che si auto-avverano. L’emarginazione e la ghettizzazione sono un pericoloso terreno per la devianza, per qualsiasi etnia o popolo. L’ipocrisia della nostra società opulenta è disgustosa. Si emarginano i poveri e si adulano i veri ladri: i ricchi, gli speculatori, i politici corrotti, coloro che nascondono le loro fortune nei paradisi fiscali o che investono nelle banche armate. I comuni hanno buttato milioni di euro per rendere “sicuri” i campi nomadi, per sgomberarli quando davano fastidio. Con molti meno soldi, avrebbero garantito un percorso di integrazione abitativa e lavorativa a tutti i nuclei rom. Nella mia città, nonostante tante criticità, si sta iniziando su questo percorso. Ma c’è ancora tanta paura, da noi come altrove, di andare contro il razzismo radicato nelle menti degli elettori.

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