Al Gran Premio di Monaco del 1966 McLaren faceva il suo debutto in Formula 1. La scuderia inglese celebra il mezzo secolo da quella data con la concept 570S M2B, auto che potrebbe presto prendere la via della produzione in serie limitata e che riprende il nome e livrea della monoposto con cui Bruce McLaren prese parte al GP del principato: un mix di verde e carbonio a vista che adornano una carrozzeria prevalentemente bianca.

Sotto al cofano, montato in posizione centrale, c’è un potente V8 3.8 biturbo da 570 CV che scarica la potenza a terra mediante un cambio a doppia frizione collegato alle ruote posteriori motrici. Le prestazioni sono elevatissime: la McLaren 570S M2B scatta da 0 a 100 km/h in 3.2 secondi e tocca una velocità massima di 328 chilometri all’ora; e non mancano “primizie” come l’impianto frenante carboceramico e l’assetto a controllo elettronico.

La McLaren si è rilanciata sul mercato delle supersportive stradali nel 2009, con la MP4-12C e la relativa versione Spider. Da allora la casa di Woking ha costruito una vera e propria gamma di modelli ad altissime prestazioni che mette nel mirino le proposte Ferrari e Lamborghini: è declinata in tre famiglie di prodotti – denominati “Sports”, “Super” ed “Ultimate” – con prezzi, potenze ed esclusività crescenti; questi condividono l’architettura costruttiva in fibra di carbonio ed il motore “M838T”, un V8 3.8 biturbo derivato dal mondo delle competizioni.

Sulle “Ultimate Series”, composte da P1 e P1 GTR (quest’ultima non omologata per utilizzo stradale), all’endotermico a benzina è affiancato un motore elettrico che rende il powertrain ibrido, capace di marciare anche ad emissioni zero per brevi tragitti: la produzione di entrambe, ovviamente limitata, è già sold-out.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Audi A5 Coupé, la nuova generazione è più leggera, performante e tecnologica – FOTO

prev
Articolo Successivo

24 Ore di Le Mans, alla fine vince la Porsche: beffa per la Toyota che si ferma a due minuti dalla fine. La Ferrari 488 Italia cede alla Ford Gt

next