Strangolamento autoindotto. E’ questa la causa della morte di Carlotta Benusiglio, la stilista di 37 anni trovata impiccata a un albero del parchetto di piazza Napoli (leggi), a Milano, martedì scorso. Sul suo corpo non ci sono tracce di violenze, colluttazioni o ferite, né altri elementi che facciano pensare a un omicidio. Questo è quanto emerso dall’autopsia eseguita questa mattina all’istituto di medicina legale Mangigalli di Milano e disposta dal pm Antonio Cristillo, titolare del fascicolo, per chiarire ogni dubbio su quanto accaduto alla donna.

E sull’ipotesi del suicidio, al momento, rimane ferma anche la questura, nonostante le perplessità della famiglia di Carlotta Benusiglio (leggi). La polizia era intervenuta subito sul posto, alle 6 del 31 maggio, avvertita un passante che aveva visto il cadavere legato per il collo con una sciarpa a un albero a non più di 150 passi dalla sua abitazione, al civico 24 di piazza Napoli, dove Carlotta abitava. I medici legali dovranno ora effettuare ulteriori accertamenti tossicologici e genetici per completare il quadro, ma per gli inquirenti l’ipotesi più accreditata rimane quella del suicidio.

Un’ipotesi a cui la famiglia non crede. Per la madre e la sorella minore Giorgia, infatti, Carlotta “non si sarebbe mai suicidata”. Nelle ore successive alla tragedia amici e familiari hanno raccontato di quella storia d’amore tormentata con il fidanzato, fatta di violenti litigi e botte che avevano costretto Carlotta a rivolgersi al pronto soccorso e a denunciare l’uomo per lesioni. L’alibi del fidanzato, sentito dalla polizia come persona informata sui fatti, pare regga alle verifiche degli inquirenti. Anche gli ex colleghi di lavoro del Capetown cafè sui Navigli restano increduli per la morte di Carlotta. Nel bar di via Vigevano la 37enne aveva lavorato per diversi anni prima di partire per New York rincorrendo il suo sogno di diventare professionista nel mondo della moda. Nello stesso locale Carlotta è stata vista la sera prima della morte.

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