Nuova procedura di infrazione contro l’Italia da parte della Commissione Europea. Stavolta nel mirino di Bruxelles è finita la gestione delle scorie radioattive. Il nostro Paese è stato messo in mora, il primo stadio della procedura di infrazione, dalla Dg Energia della Commissione, a causa del ritardo con cui il programma nazionale per l’attuazione della politica di gestione del combustibile esaurito e dei combustibili radioattivi è stato inviato alla Commissione Europea (avrebbe dovuto essere trasmesso entro agosto 2015, ma è stato inviato solo a febbraio 2016).
La Commissione, inoltre, nutre dubbi sul testo del programma italiano, che non è ancora stato reso pubblico, ma presto, quando inizierà la fase di consultazione, dovrebbe essere reso noto (e dovrebbe contenere anche l’elenco dei possibili siti di stoccaggio). La direttiva in questione è la 2011/70/Euratom, che regola la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. L’ente italiano interessato è il ministero dello Sviluppo Economico.

L’apertura della procedura non è certo un fulmine a ciel sereno. La gestione dei rifiuti nucleari, infatti, è finita nelle secche a causa della decisione del governo di congelare la partita per l’individuazione delle aree idonee alla realizzazione del deposito nazionale. Il timore dell’esecutivo è che la mappa, una volta svelata, provochi una rivolta di popolo già annunciata e ricadute pesanti in termini di consenso elettorale. E all’appello manca anche il programma nazionale di gestione del combustibile nucleare irraggiato e dei rifiuti radioattivi, che doveva essere definito già entro la fine del 2014 per poi essere adottato, dopo una serie di passaggi, attraverso un decreto del Presidente del consiglio.

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