“Quanto fatto dall’Unità nei confronti di Virginia Raggi, candidata sindaco a Roma per il M5s, non è informazione, ma una vergogna”. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino è intervenuto su Facebook sull’articolo pubblicato dal quotidiano il 15 aprile scorso. L’Unità riprendendo le ipotesi di alcuni utenti su Twitter ha infatti rilanciato il video della campagna elettorale di Forza Italia del 2008 parlando di una presunta somiglianza tra una comparsa e la candidata M5s a Roma. Nonostante la smentita dell’interessata, il giornale non ha rettificato: “E’ giornalismo 2.0”, ha commentato al Corriere della Sera il direttore Erasmo D’Angelis.

Nei giorni scorsi il blog di Beppe Grillo ha rilanciato la campagna #Dangelischiediscusa. Ora a intervenire è il presidente dell’Ordine dei giornalisti. “Non lo fanno loro, chiedo scusa io alla signora Raggi”, ha scritto. “Ho esitato, è evidente. Ma alla fine, pur consapevole che qualcuno si risentirà (uso un eufemismo), non sono riuscito a farmi una violenza capace di indurmi a tacere. Quanto fatto dall’Unità nei confronti di Virginia Raggi non è informazione, ma una vergogna. Sia chiaro, gli incidenti, nel nostro mestiere accadono (un po’ troppo spesso, in verità). Ma si dimostra di avere la schiena dritta anche scusandosi (in questo caso con la signora Raggi e con i lettori) e non arrampicandosi sulle specchi contribuendo a pregiudicare la nostra già precaria credibilità”.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti nella sua nota fa riferimento all’intervista di D’Angelis al Corriere della Sera, in cui, alla giornalista che gli chiede se pensa di avere fatto bene a pubblicare una bufala, risponde: “Il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto”. Su questo Iacopino ha ribattuto: “L’idea del direttore dell’Unità che tutto è consentito, senza neanche avvertire il bisogno di chiedere scusa per un errore perché ‘la comunicazione social punta molto sulla quantità e sulla velocità’ può perfino essere vera, ma resta una barbarie, aggravata dalla considerazione che ‘il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto’. Il web, semmai, ha cambiato la comunicazione o, se proprio si vuole estremizzare, l’informazione. Il giornalismo è (o dovrebbe essere) ben altra cosa: noi, i giornalisti, dovremmo tutti, proprio tutti, essere i garanti dei lettori, dovremmo essere la certificazione doc delle notizie. Altro che social e stridore di unghie sugli specchi”.

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