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Memorie di un pescatore pentito

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Permettetemi un post intimo, un post senza link e senza grassetti.

L’ultima domenica di febbraio quando ero ragazzo era un giorno magico. Era il giorno di apertura della pesca alla trota (e lo è tuttora, in quasi tutta Italia). L’entroterra di Savona d’inverno era coperto di soffice neve ed i torrenti erano ricchi di pesci. Ed io attendevo con ansia quel giorno.

Ricordo ancora le camminate nella neve profonda, gli appostamenti alle prime luci dell’alba e le catture. Non molte in verità. Era una passione che condividevo con mio padre, e lui mi accompagnava. Ma con gli anni mi accorsi che qualcosa non tornava. Non c’erano più quelle belle trote fario dai mille colori cui ero abituato, ma altre, che provenivano da allevamenti. Col tempo avrei scoperto che erano trote fario del ceppo atlantico, mentre quelle cui ero abituato erano le fario di ceppo mediterraneo.

Presi coscienza in quel momento che l’ecosistema stava cambiando e la vecchia trota fario, che prima era la regina dei nostri corsi d’acqua, stava a poco a poco scomparendo. Per colpa nostra. Anche per colpa mia. Ecco, fu allora che presi la decisione di mollare tutto. Sentivo dentro di me l’istinto predatorio, ma decisi di abbandonare l’attività, subito con una certa riluttanza, poi sempre più convinto.

Feci bene a smettere. Oggi la trota fario mediterranea è diventata una rarità. Non solo le trote fario atlantiche, ma anche le trote iridee (quelle che trovate in pescheria, per intenderci, e che vengono usate per le demenziali gare di pesca, o proprio solo in vista dell’apertura) l’hanno soppiantata. Nel Nord si trova ancora la nostrana trota marmorata, ma anche questa non è purtroppo così frequente, anche per via della profonda alterazione dei corsi d’acqua.

Piove e nevica sempre di meno, in compenso i prelievi a scopi agricoli ed idroelettrici depauperano i corsi dei fiumi che spesso rimangono addirittura in asciutta per buona parte dell’anno, alla faccia del deflusso minimo vitale che dovrebbe essere rispettato. Ma siamo in Italia. Resta il ricordo, quello sì, di quello che era e non è più, ed ogni tanto – lo ammetto – sogno ancora di andare a pescare quei pesci con la livrea dai mille colori.

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