Ospiti iper pop, Garko e Fedez, insieme con massicce dosi di storie di famiglia, dalla figlia felicemente convolata a nozze e altrettanto felicemente lontana dai genitori fino al figlio gay, difeso dalla mamma contro l’intollerantissimo babbo. Così “C’è posta per te” ha iniziato la navigazione nel 2016, per l’ennesima edizione di questa summa di ogni carrambata e reality con tesi, antitesi, confessioni in favore di camera, primissimi piani introspettivi e così via.

Per cogliere il legame fra questo programma e la sua platea va tenuto presente un dato sopra ogni altro, anche sopra quello degli ascoltatori medi (tra i 5 e i 6 milioni) e dello share (attorno al 25%) che pure gli consentono di prevalere regolarmente sugli invero esausti format di varietà da circolo anziani con i quali Rai 1 onora in chiave tradizionalista la serata del sabato. Il dato rilevante è quello della “permanenza” che supera il 42%. In soldoni, gli spettatori del programma se ne sono visti, in media, una ottantina di minuti rispetto alla durata complessiva che supera i 180 (tre ore!). Molti hanno appena assaggiato il composto e se ne sono subito andati, ma in compenso molti altri se lo sono trangugiato fino all’ultimo secondo. Da qui la permanenza media che è altissima tanto da gareggiare con le fiction che, per struttura, tendono a inchiodare lo spettatori in attesa di vedere come va a finire. Un dato tanto più notevole se si considera la lunga durata del programma, che di per sé incentiverebbe la visione parziale.

In parole povere, “C’è posta per te” conta su un pubblico fedele e compatto che nulla sembra poter distrarre dal “suo mondo”. Tra il pubblico femminile conquista il 30% di share rispetto al 18% dei maschi e comunque esplode, siano maschi o femmine, tra i più giovani, a dimostrazione di quanto sia sentito tra gli adolescenti il tema delle relazioni affettive, in famiglia e fuori, oltre al culto per le star che ad essi mirano.

Ma nonostante il luccicore moderno dei Garko e Fedez d’occasione, il programma non nasconde il legame con l’antico, anzi l’ancestrale, tant’è che spacca il Paese sia territorialmente, col Sud che vola al 33% e il resto d’Italia che stancheggia attorno al 20%, sia socialmente giacché, per dirne una, lo share tra i laureati è poco più di un terzo rispetto alle licenze elementari. Da notare che gli stranieri segnano uno share del 20% assai alto, considerata la barriera della lingua, confermando l’insediamento socio culturale del programma…Un programma popolare, ma forse anche di più: un programma “di popolo”. Anzi, “di un popolo”, giacché siamo in Italia, Patria unica sì, ma dove di popoli ne trovi sempre almeno due.

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