La lezioncina morale di Aldo Nove sinceramente ci è sembrata un’ovvietà. Con tutte le buone intenzioni, era un’ovvietà. Un poeta dovrebbe tacere talvolta. E lui non lo ha fatto, acclamato poeta, autore di culto? Sì, certo e dai pulpiti più snob e (auto)referenziali, ha rischiato di rotolare malamente in un compiacimento un tantino avventato, se ci è concesso osservare.

Ieri sulla sua bacheca di Facebook, Nove scrive un post in riferimento al suicidio del pensionato di Civitavecchia che si è appunto tolto la vita dopo aver perso tutti i risparmi affidati alla Banca Etruria, è cronaca di questi giorni. Ecco Nove esordisce con un inno alla vita abbastanza inutile se non indelicato, con strascichi enormi, spropositati a dirla tutta. Il post recitava: “Questa cosa di chi si suicida perché ‘ha perso tutti i risparmi’ mi lascia raggelato. Da parte mia non ho mai ‘messo da parte’ nulla e preso atto di questo credo che non mi suiciderò perché oggi devo vedere una bella ragazza, un ottimo musicista e imparare nuove forme di meditazione sul respiro. Che cazzo sono sti ‘risparmi’? Se la religione è l’oppio dei popoli, il culto dei soldi ne è il cianuro”.

Questa cosa di chi si suicida perché “ha perso tutti i risparmi” mi lascia raggelato. Da parte mia non ho mai “messo da…

Posted by Aldo Nove on Giovedì 10 dicembre 2015

Il poeta deve tacere quando è il caso. Da qui a un linciaggio corale e abnorme il passo è stato brevissimo. Il mondo versus Aldo Nove. Da autore di culto a una specie di pungiball di tutti gli insulti del pianeta, fino a minacce di morte e simili auspici. Adesso Nove pensa di staccare un po’, scrive. Questo è il web, bellezza. O questo è il web: mondezza. Facciamo pure la rima da beceri poeti, noi.

Ma lui Nove doveva capirlo, lui è il poeta pare: l’ego è una lusinga pazzesca, a rotolare giù nel fosso, scapicollarsi con la coroncina d’alloro di traverso, ci vuole un attimo. E per una ovvietà, sull’altare dell’ovvietà e dell’indelicatezza, se volete. Cioè non serve a nessuno, men che meno a un uomo nel bel mezzo del dramma, un pontificare simile. Siamo tutti buoni a farlo, ma non lo facciamo in alcune circostanze, noi uomini ordinari, giammai poeti. Il poeta conosce la fragilità, la debolezza, conosce l’uomo. Forse Nove lo ha dimenticato preso dalle sue fortificanti parole, consapevole di queste. La saggezza preferisce piuttosto: tacere. Non dispensare verità di cui ci frega poco, lo sappiamo, malgrado siano i poeti a rivelarle. Le sappiamo pure noi. Ed evitiamo. Ecco, evitare, tacere, Aldo Nove, casomai a memoria futura.

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