Mentre due imprenditori francesi si contendono la rete di Telecom Italia, il governo Renzi amplia le competenze di Cassa depositi e prestiti per consentirle di “promuovere” gli investimenti nella banda larga che saranno finanziati con le risorse del fondo europeo previsto dal piano Juncker. Un passo ulteriore nella direzione dello sviluppo di una rete pubblica in fibra che potrebbe poi essere trasferita all’ex monopolista telefonico, con l’eventuale ingresso di Cdp nel capitale di Telecom.

La novità è prevista dalla legge di Stabilità, in base alla quale l’ente controllato dal Tesoro diventerà l’istituto nazionale di promozione previsto dal regolamento comunitario sul Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). E come tale potrà svolgere “attività di sviluppo o di promozione in relazione al Feis” e “impiegare le risorse della gestione separata” per “contribuire a realizzare gli obiettivi del fondo, tra l’altro mediante il finanziamento di piattaforme d’investimento e di singoli progetti”. Il Fondo, che stando agli auspici del presidente della Commissione Ue dovrebbe mobilitare 315 miliardi di investimenti complessivi (compresi quelli privati) partendo da una dotazione di soli 21 miliardi, sosterrà progetti infrastrutturali compresi quelli in infrastrutture di telecomunicazioni, come appunto la banda larga.

Non per niente riguarda proprio lo sviluppo della banda larga uno dei progetti segnalati dal governo alla Banca europea degli investimenti, che gestisce il Feis, tra quelli da valutare nell’ambito del programma Ue. Se sarà considerato meritevole, potrà godere del finanziamento comunitario. Un contributo aggiuntivo e complementare rispetto ai fondi pubblici già messi a disposizione dall’esecutivo per gli operatori che investono nelle aree cosiddette a fallimento di mercato, cioè quelle non redditizie senza un contributo pubblico.

 

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