“Paghi anche Andrea Masiello”. Undici mesi dopo la storica sentenza che ha riconosciuto il diritto dei tifosi al risarcimento per aver assistito a una gara truccata, arriva “l’atto secondo”. E coinvolge il giocatore divenuto il simbolo di Bari-Lecce, il derby della vergogna al centro dell’indagine sul calcioscommesse della Procura del capoluogo pugliese. Oltre cento tifosi – ma la lista è ancora aperta e il numero potrebbe crescere – intenteranno una causa civile contro l’ex difensore biancorosso, ora all’Atalanta, che alterò il match del 15 maggio 2011, terminato 0-2 in favore dei salentini. La vera novità nella vicenda di quel derby di Puglia è questa.

Già nel novembre 2014 il giudice monocratico del Tribunale di Bari Valeria Spagnoletti aveva messo nero su bianco il diritto dei tifosi che avevano assistito al match a un risarcimento di 400 euro, pari a dieci volte il valore medio del tagliando d’ingresso. Coloro che si erano costituiti parte civile nel processo penale a carico dell’allora presidente del Lecce Pierandrea Semeraro, l’imprenditore salentino Carlo Quarta e Marcello Di Lorenzo, amico dell’ex calciatore biancorosso, tutti condannati in primo grado a pene tra i nove mesi e l’anno e mezzo di reclusione, videro riconosciuto il proprio diritto ma al momento attendono l’esito dell’appello. Il giudice, infatti, affermò che i salentini pagarono 200mila euro per vincere la partita, ma al contempo ha disposto la sospensione della pena e non ha stabilito una provvisionale.

Sulla scorta di quel principio che ha riconosciuto un danno soggettivo dei presenti però tanti altri supporters hanno chiesto all’avvocato – e tifoso del Bari – Luca Maggi di procedere nei confronti di Masiello, ‘braccio’ della combine. Avendo il giocatore patteggiato la pena in fase di indagini preliminari, infatti, non era stato possibile rivalersi nei suoi confronti nonostante la piena confessione. Per permettere il buon esito della combine il difensore biancorosso segnò appositamente un’autorete. Lo ammise anche con una nota inviata ai pm: “Voglio aggiungere – scrisse ai magistrati – che, quando il risultato era sullo 0-1, ho sfruttato un’occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l’esito di sconfitta per il Bari e per poter quindi ottenere il pagamento promessomi, realizzando così l’autogol con cui si è concluso l’incontro”. E ora almeno cento tifosi è da lui che pretendono il risarcimento del danno. “Pertanto faremo partire a breve una causa civile – spiega l’avvocato Maggi a ilfattoquotidiano.it – nei confronti dell’ex biancorosso. Chi era al San Nicola quel giorno dovrà fornire una prova della sua presenza, consegnando il biglietto d’ingresso o l’abbonamento, e l’interrogatorio di garanzia nel quale Masiello confessava di aver venduto la partita”.

Oltre, ovviamente, alla sentenza di primo grado del Tribunale di Bari con la quale un anno fa si è affermato per la prima volta il principio secondo cui i tifosi avevano ricevuto un “danno da passione sportiva rovinata”, in virtù della “sofferenza provocata dall’apprendere della combine di una partita sentita come il derby pugliese”. L’alterazione della gara, secondo la giudice Spagnoletti, aveva provocato “un significativo pregiudizio, consistente oltre che nel patimento, nell’avere in qualche modo smarrito i propri valori sportivi e mutato in senso peggiorativo le proprie abitudini di vita”.

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