La formula è semplice e collaudata: basta un titolo accattivante e dai toni aggressivi, un articolo, all’apparenza attendibile, sul tema dei migranti o dell’omosessualità e i clic in rete sono assicurati. E con loro anche il giro di affari. Peccato che, spesso, dietro queste “news” ci sia poco o niente di vero se non una bufala, capace di diffondersi sul web a macchia d’olio, creando allarmismo e fomentando omofobia, odio razziale e religioso. Per questo, due realtà che ogni giorno si occupano di smascherare falsi online, il sito Bufale.net e Butac.it, hanno deciso di non limitarsi più alle smentite e di rivolgersi direttamente alla Polizia postale. Nel mirino c’è una rete di siti, specializzati nel diffondere notizie volutamente gonfiate, alterate, inventate o diffamatorie.

“Siamo passati all’azione perché la smentita non basta più – ha spiegato David Alejandro Puente Anzil, ideatore di Bufale.net, nel corso di una conferenza stampa a Bologna. “Abbiamo depositato una denuncia alla Polizia di Bologna, contro una delle più grosse reti di bufale in Italia. È la prima volta che viene fatta denuncia contro un sistema così grosso e organizzato”. Si tratta di quattro siti: il più noto è Vox news.info, seguito da Tutti i crimini degli immigrati.com, Identità.com, e Resistenza nazionale.com. Tutti e quattro fanno capo allo stesso responsabile, che si chiama Giovanni Tognoli. Anche se su internet si maschera dietro un generico ‘redazione’ o pseudonimi di varia natura, come “giannitogni”.

Ogni giorno i gestori di Bufale.net e Butac.it ricevono parecchie segnalazioni, in merito alle pseudonotizie pubblicate su queste pagine. “Vengono esagerate, manipolate e stravolte notizie vere, così da cambiarne completamente il significato, incrementando odio razziale, incitando alla violenza, o denigrando alcuni soggetti. Sono stati diffamati, ad esempio, enti di volontariato come la Croce Rossa o Medici senza frontiere, i gestori di centri d’accoglienza, prefetti, giudici, Papa Francesco o albergatori che hanno dato la loro disponibilità a ospitare profughi”. E basta dare un’occhiata alla home di Voxnews per farsi un’idea. Non è difficile imbattersi in articoli che raccontano di “migliaia di euro regalati ai migranti per rifarsi i denti nuovi”, o che riferiscono di un fantomatico Tweet, dove l’ex ministro Kyenge avrebbe detto di volere “eliminare il Natale perché irriverente verso gli immigrati”. O, ancora, che spiegano come ci sarebbero “dieci volte più possibilità che un omosessuale sia pedofilo rispetto a quante ce ne sono che lo sia un eterosessuale”.

Un sottobosco di notizie gonfiate o inventate di sana pianta, in grado però di fare il pieno di clic e like sui social. “Fino a qualche anno fa – ha raccontato Michelangelo Coltelli, webmaster di Butac, che da diversi anni passa il suo tempo libero a setacciare il web per smascherare le finte news– incontravamo soprattutto notizie sciocche, come quelle su animali giganti, oppure bufale sul settore medico. Oggi, invece, le notizie false che spopolano sui social sono quasi tutte razziste o omofobe. C’è stato un picco. E questo è preoccupante. Anche perché gli under 40 utilizzano soprattutto internet per informarsi, e cadere in questi tranelli è molto facile. Basti pensare che a volte, nella corsa alle visualizzazioni, ci cascano anche giornalisti di importanti testate”. Per alcuni siti, il guadagno può raggiungere anche decine di migliaia di euro all’anno.

Dietro la denuncia c’è un lavoro di ricerca durato mesi. Lo scopo è anche quello “di porre un argine” a quel sistema di falsa informazione online, che sfrutta la credulità popolare e la facile indignazione per fare profitto o per alimentare alcune idee politiche. Alla mobilitazione dei Bufale.net e Butac.it, ha aderito anche il Comune di Bologna. Sempre nel corso della conferenza stampa, l’assessore alla Legalità, Nadia Monti, ha annunciato una serie di iniziative nelle scuole per stimolare una sorta di “cultura della verifica”. “Il danno procurato dalla divulgazione di notizie false da parte di alcuni siti che si spacciano per autorevoli testate online è incalcolabile per portata, ma ben noto e quantificabile per effetti negativi, specialmente sui ‎giovani‬”.

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