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Netflix arriva in Italia e la nuova dirigenza Rai dovrà farci i conti

Netflix arriva in Italia e la nuova dirigenza Rai dovrà farci i conti
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Si sa che quest’anno l’italiana industria delle vacanze è stata invasa dai connazionali: +9% rispetto all’anno passato! Ma dev’essere stato per la paura che ha invaso le spiagge alternative di Tunisia ed Egitto, perché secondo l’auditel, gli spettatori medi, che corrispondono a quanti sono rimasti a casa accanto all’apparecchietto che ne annota gli zapping, sono sostanzialmente gli stessi rispetto all’agosto dei due anni precedenti. E, fra questi, La7 che ha smesso di scendere, Canale 5 si è irrobustito, il Tg1 si è rafforzato. Non sappiamo se sono tendenze che reggeranno al calo delle temperature; vedremo, ma contiamo su ben altro.
Infatti, ri-entrati a casa e ri-piazzati davanti al televisore, è possibile che ci aspetti una stagione con qualche vera novità, ma non di quelle che con stanco entusiasmo da ufficio stampa appaiono sulla gossip press, tipo “tornerà Carlucci?” ed eventi del genere.

La prima annunciatissima novità è che Netflix, l’archivio di fiction on line, con l’autunno opererà in Italia, e dunque non saranno più solo gli hacker a catturarne l’offerta, ma regolari, nostrani abbonati a circa 7-8 euro al mese. Una cifra abbastanza contenuta per invogliare a sottoscriverla il numeroso pubblico, in maggioranza femminile, che consuma innanzitutto film e serie tv. Del resto, si tratta di prodotti che nei palinsesti tv non si trovano più se non per caso, avendo lasciato da tempo il posto a telenovelas, talkshow, factual, talent e via insistendo.

La seconda novità è che la vecchia Rai, con la testa nuova, ma una legge di riforma approvata ancora a metà, ha il compito di decidere cosa farà da grande. E qualcosa si dovrà inventare. Se trovate o cambiamenti strutturali lo vedremo.
Certo, abbiamo udito con le nostre orecchie il Pupo del 29 luglio, dal Castrocaro talent dei poveri, dire alto e forte (saranno state le 21.30) il suo “presente!” ai nuovi e progressivi vertici dell’azienda. Forse avendo già in testa qualcosa, magari giurie composte da ex allievi del maestro Manzi, la figura esemplare dell'”autentico servizio pubblico” più volte vagheggiata a livello di Governo. E sarebbe, il Pupo, solo l’avanguardia di tanti non meno capaci e pronti a escogitare nuances di “rivoluzione”.

Ma chissà, magari invece ti va succedere che la Rai inizi una più sostanziale metamorfosi, che fondi per davvero le testate nell’annunciata, unica news room, che muti l’impianto editoriale, che provi a rifocalizzare il quid della tv generalista, che la smetta con l’orgetta dei canaletti, che si volti attivamente all’estero anziché risucchiarselo e basta. Sarebbe, nientepopodimeno, l’inizio del superamento della pluridecennale, duopolistica eclissi del Servizio Pubblico.
Uno spettacolo da non perdere, indipendentemente dai programmi. E comunque, se non succedesse nulla di così eccitante, potremo consolarci, stavolta, con le favole (a pagamento) su Netflix.

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