Launceston, città della Tasmania, a oltre 200 chilometri dalla capitale Hobart. Settantamila abitanti e un fiume, il Tamar che la divide a metà, attorno sono tante le fattorie che colorano l’arida campagna. La squadra di calcio si chiama Launceston City, fondata nel 1958 milita nella Victory League, la Serie A della Tasmania. Il suo stadio, il Mitsubishi Park, luogo di culto per gli appassionati locali è anche la casa calcistica di Nicholas Ruta, 24 anni, calciatore bresciano, emigrato come tanti altri italiani nella terra dei canguri.

“Ho iniziato a giocare nel settore giovanile del Brescia, ho fatto tutta la trafila sino alla Primavera – racconta Nicholas, ero compagno di squadra di El Kaddouri, Leali, tanto per dire i più celebri che poi hanno sfondato. Successivamente ho girovagato nel calcio bresciano, dapprima in Serie C a Montichiari, ma a causa di numerosi infortuni sono sceso di categoria e ho vestito i colori di diverse squadre dilettanti del territorio”. A fine maggio tuttavia, poco dopo la fine del campionato, Nicholas decide di cambiare completamente vita e si trasferisce in Australia. Atterra a Brisbane, una delle città più vivibili in inverno poi si sposta a sud, precisamente in Tasmania e trova lavoro in una “farm”, così sono chiamate le fattorie dell’isola. “La sveglia ogni mattina è all’alba, per tutta la giornata impacchetto carne bovina poi nel tardo pomeriggio terminato il lavoro mi alleno con i compagni -racconta – Il sabato è il giorno della partita, qui il calcio è molto diverso rispetto all’Italia, a partire dal livello atletico, molto più alto, così come la mentalità e lo spirito di gioco, sia che si vinca o che si perda, ci si beve una birra tutti assieme. A fine gara, è tradizione infatti che gli allenatori e i giocatori avversari si ritrovino nei bar dello stadio a fare festa”.

Ma perché decidere di mollare un lavoro sicuro e una brillante carriera di calciatore per l’Australia? “Sono sempre rimasto affascinato da questo Paese e da tempo sognavo un’esperienza di vita diversa dalla monotonia a cui ero ormai abituato– spiega  – Vivere in un posto completamente differente dall’Italia del resto mi sta dando molto, ho imparato una nuova cultura, conosciuto luoghi che prima nemmeno alla televisione sognavo di vedere”. Ruta, con in tasca un diploma di liceo sportivo, prima lavorava come assicuratore a Brescia ma questo evidentemente non gli bastava. “La vita in Tasmania è imparagonabile a quella italiana, ma allo stesso tempo molto diversa rispetto anche a quella dell’Australia, sia perché offre poco dal punto di vista degli svaghi sia per il clima molto più freddo. Serve tanta volontà e spirito di sacrificio soprattutto per tirare avanti, gli inverni qui sono infatti molto rigidi e il lavoro di agricoltore ti costringe a stare all’aria aperta tutto il giorno, io sono comunque pagato bene, mentre con il calcio guadagno circa 800 dollari alla settimana. La domenica, l’unico giorno libero della settimana, lo uso per viaggiare, l’isola è piccola, ma offre paesaggi davvero incantevoli”.

Nicholas non è l’unico italiano al giorno d’oggi che prende e parte per andare a lavorare nelle “farm” australiane ma nel suo caso, il trasferimento in un altro continente non gli ha impedito di inseguire la sua grande passione, perché pur continuando a fare l’agricoltore, sta proseguendo a buoni livelli la carriera di calciatore. “Con i compagni di squadra mi trovo bene, c’è un’altra mentalità rispetto a dove giocavo prima, sono tutti giovani con tanta voglia di divertirsi –  aggiunge – Un giorno, durante un allenamento, mi è capitato di fare un tunnel al capitano e lui si è girato e mi ha stretto la mano”. Ma la Tasmania e Launceston non sono le mete definitive di questo ragazzo, già nuovamente con i bagagli in mano: “A settembre mi trasferirò a Sydney in cerca di nuove opportunità lavorative e anche di una nuova squadra, considerando che il campionato adesso è fermo e riprenderà in gennaio. Tornare in Italia? Lo farò a maggio del prossimo anno, ma sarà soltanto per un breve saluto, perché la mia vita per ora parla in inglese ed è qui che voglio continuare a mettermi alla prova, soprattutto nel calcio australiano”. D’altra parte, il lavoro in fattoria con i suoi orari e i turni è certamente faticoso, ma come ha aggiunto Nicholas; “Non si è mai stanchi abbastanza per giocare a calcio”.

di Federico Gervasoni

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