Stamane, forse complici i 40 gradi all’ombra, mi sono svegliato con un inquietante interrogativo: “Possibile che non abbia scritto nulla sulla crisi greca?”. Ebbene sì, possibile. Rimediamo con quattro righe, sennò sudano i polpastrelli.

E’ all’incirca il 1000 a.C. e i filistei sono in guerra con il popolo di Israele guidato da Re Saul. Tra le fila dei filistei combatte il gigante Golia che ogni giorno, da quaranta giorni, lancia la sua sfida: le sorti della guerra saranno decise da un duello tra lui e un campione dell’esercito nemico. Nessuno osa accettare finché un pastorello, di nome Davide, si offre volontario. Davide va allo scontro armato della propria fede e di una fionda. Con la seconda scaglia un sasso che tramortisce Golia che viene finito per decapitazione.

E’ il 2015 d.C. e il popolo greco è in guerra con una coalizione di Stati europei. La coalizione è guidata dall’amazzone Angela, che a causa del suo stile autoritario è invisa a molti dei suoi stessi alleati. Un giovanotto di nome Alexis si offre volontario per sfidarla in singolar tenzone, armato di un referendum e del sostegno internazionale di Edipi che non hanno ucciso Laio. Comincia la battaglia e Alexis scopre che, checché ne dica Sant’Agostino, le guerre non si vincono con la fede.

Germano Fiore, @sunballo

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