L’assassino della strage di Denver è stato giudicato colpevole di omicidio e rischia la pena di morte, che verrà discussa nella seconda fase del processo. James Holmes, 27 anni la notte tra il 19 e il 20 luglio 2012 mascherato da Joker entrò in un cinema di Aurora, in Colorado durante la prima di Batman – Il cavaliere oscuro il ritorno, e aprì il fuoco. Il bilancio della strage fu di 12 morti e di 70 persone ferite. Alla giuria, composta da nove donne e tre uomini, sono stati necessari due giorni di deliberazioni per emettere il verdetto.

La accusa chiese la pena di morte, spiegando di aver rifiutato l’offerta fatta dai legali del giovane di dichiararsi colpevole se gli fosse stato assicurato il carcere a vita: “Sa di essere colpevole, la sua difesa sa che è colpevole e ambedue sanno che non è un criminale pazzo”, aveva chiarito la procura.

A nulla sono valse le arringhe finali di Daniel King, avvocato difensore di Holmes, che ha sostenuto in più passaggi che “l’infermità mentale” dell’allora 24enne americano fosse “la sola ragione per cui questo crimine è avvenuto”. Il legale ha anche aggiunto che il giovane “aveva avuto una lunga storia di malattia mentale e aveva cercato di mettersi in cura anche poco prima della sparatoria”. Ma l’accusa è riuscita a convincere la giuria che al momento del massacro Holmes era sano di mente, dipingendo l’accusato come metodico, mosso dal senso di rabbia e con difficoltà a relazionarsi con i compagni a scuola.

Determinanti per la scelta della giuria sono state le testimonianze di coloro ai quali Holmes aveva descritto le proprie idee circa una strage per aumentare il suo “capitale umano”. “Ha commesso il crimine per una ragione: per sentirsi meglio”, ha concluso George Brauchler, il procuratore distrettuale della contea di Arapahoe. E ha aggiunto: “Il ragazzo era sano al di là di ogni ragionevole dubbio e deve essere ritenuto responsabile per quello che ha fatto”.

Il 27enne, durante la lettura della sentenza nell’aula del tribunale di Centennial (Colorado), è rimasto con le mani in tasca, in silenzio. La giuria dovrà decidere tra la condanna a morte o l’ergastolo. Questa pena verrà discussa nella seconda fase del processo, al via la settimana prossima.

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