Ormai è passata quasi una settimana dall’evento automobilistico più attesto dell’anno. Dopo mesi di attesa febbrile penso di aver recuperato un po’ di lucidità.

Sì, sono un alfista, amo le Alfa Romeo. Anche se il mio lavoro mi impone l’imparzialità assoluta, al cuor non si comanda. Nella mia famiglia, come in quelle di tutti del resto, ne sono transitate tante; io stesso ho avuto per due anni una Alfetta Gtv 2.0 Gran Prix del 1981 (serie limitata e numerata), prima di venderla per le esasperanti operazioni di manutenzione. Potrete intendere facilmente, quindi, con quanta passione ho seguito lo streaming (sigh!) su Periscope (doppio sigh!) della presentazione ad Arese. Trazione posteriore, motore Ferrari, 510 CV, 0/100 km/h in 3,9 secondi, albero di trasmissione in carbonio, urca! Quanta roba dopo anni di immobilismo! Vuoi vedere che…ed ecco la Giulia, finalmente svelata sotto gli occhi di tutti! Bella, no? Sì! Sì…uhm, sì dai, forse…ehm…mica lo so bene. La mia mente ci ha messo un po’ ad avere ragione del cuore, ma la sentenza è inequivocabile. La nuova Giulia non è bella. È piacente, ammiccante, muscolosa, aggressiva, ma la bellezza è un’altra cosa.

Tralasciando le citazioni stilistiche, ché c’è un po’ (tanta) Bmw Serie 3 da ovunque la si guardi, il problema sta proprio nell’armonia generale. Il cofano così imponente e tagliato in maniera netta, verticale, se si levassero gli stemmi del Biscione e lo scudetto triangolare centrale, potrebbe tranquillamente passare per una Dodge; il taglio dei passaruota anteriori è davvero molto simile a quello della Charger. L’impressione è che per fare un’auto che piaccia a tanti e dappertutto, i designer Fca abbiano osato poco, quasi niente, e si siano ‘rifugiati’ dietro linee già viste, ben digerite e digeribili dal pubblico, in una parola banali. Non avrei mai pensato di dover rimpiangere la 159 o la 156, ma la verità è che sono entrambe molto più belle e soprattutto più armoniose.

Detto questo, non sono certo un ‘Tafazzi’ e spero che la nuova Giulia sia un grande successo, capace di portarsi dietro anche tutto il marchio. Resta da capire quando arriveranno le versioni ‘umane’, perché da Fca non dicono nulla. Al prossimo Salone di Francoforte, forse?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Alfa Romeo: l’amore ai tempi dell’Alfetta

prev
Articolo Successivo

Volkswagen, più robot al posto degli umani

next