La Nutella è “green”. La polemica, scatenata dal ministro dell’Ecologia Ségolène Royal poi costretta a scusarsi, ormai si è spenta. E la crisi Francia-Italia è stata decisamente scongiurata. Ma oggi a scendere in campo la per la crema spalmabile amata e diffusa in tutto il mondo arriva anche l’insospettabile Greenpeace, gruppo ambientalista da sempre attento ai comportamenti delle aziende rispetto all’ambiente. “Ferrero, il produttore della Nutella, è uno dei gruppi più all’avanguardia in termini di sostenibilità per quanto riguarda l’approvvigionamento di olio di palma“, tra i fattori responsabili della deforestazione globale.

Sul suo sito “Greenpeace International” sottolinea che da questo punto di vista Ferrero è una delle compagnie mondiali che più si è impegnata per trovare soluzioni ecologiche. “Per andare incontro alle richieste dei suoi consumatori – scrive Greenpeace – Ferrero è stata una delle prime società ad annunciare una policy interna per cessare l’utilizzo di olio di palma derivante da deforestazione”.
Greenpeace rileva anche che l’olio di palma non viene utilizzato solo per la Nutella, ma per una serie infinita di altri prodotti, dai saponi ai dentifrici, dalle patatine fritte al biodiesel, e che sono in corso programmi per ottenerlo senza ricorrere necessariamente alla deforestazione.

La risposta italiana, più che dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti o dal vice presidente del Senato Roberto Calderoli, che avevano definito “sconcertanti” le parole di Segolene, era arrivata dalla first lady, Agnese Renzi in vista a Expo: prima di dedicarsi all’impegno istituzionale a Palazzo Italia per la visita del premier britannico David Cameron, Agnese ha accompagnato la figlia a mangiare una crêpe alla Nutella con panna montata.

Al ministro francese la Ferrero Francia aveva risposto di utilizzare “al 100% olio di palma certificato sostenibile per i suoi prodotti confezionati a Villers-Ecalles” ricordando di avere preso “numerosi impegni per quanto riguarda l’approvvigionamento di olio di palma”, la cui coltivazione “può andare di pari passo con il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni”. Il gruppo Ferrero aveva fatto sapere di essere impegnato “a sostenere la creazione di filiere sostenibili” e aveva assicurato che per le piantagioni di palme da olio “non sono state sacrificate foreste né altri spazio di alto valore di conservazione”. E oggi Greenpeace ne dà atto.

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