Italia competitiva nel turismo a livello internazionale, ma non abbastanza. Nella classifica biennale stilata dal World Economic Forum (Wef), che mette a confronto i paesi nel settore “viaggi e turismo“, il Bel Paese si posiziona all’ottavo posto, dietro a ben altre cinque nazioni europee.

È la Spagna a guidare per la prima volta la classifica, la più competitiva per viaggi e turismo in base a 14 parametri tra 141 paesi di tutto il mondo. Tra gli aspetti positivi iberici emergono il livello di risorse culturali, la capacità di promozione online e l’eccellenza delle infrastrutture. Sul podio anche la Francia e la Germania, al terzo posto. Lo studio del Wef, che misura l’attrattività e la capacità di offrire vantaggi economici e sociali attraverso il settore viaggi e turismo, premia al quarto posto gli Stati Uniti, seguiti da Gran Bretagna, Svizzera (che era leader nell’ultima classifica di due anni fa), Australia, Italia, Giappone e Canada. L’Europa è quindi presente con sei Paesi tra i primi dieci.

Italy_tourism

Il nostro Paese registra gli indici più alti in infrastrutture, risorse culturali e viaggi di lavoro, mentre è poco competitiva nei prezzi. Nelle prime 30 posizioni si collocano mercati emergenti come la Cina (17°) e il Brasile (28°), mentre Russia, Sudafrica e India occupano rispettivamente il 45°, 50° e 52° posto. In 11° posizione il Sud est asiatico con Singapore, mentre per l’area medio orientale/nord africana il posto migliore è degli Emirati Arabi, in 24° posizione.

Tra i primi dieci paesi che hanno tra le loro priorità viaggi e turismo non è però presente l’Italia, con un podio di Malta, Mauritius e Cipro, ma anche la presenza di Singapore e Spagna. L’Italia non compare neppure nella decade delle nazioni che proteggono le risorse naturali in vista del turismo, ma si trova al terzo posto tra i Paesi che possono contare sulle loro risorse culturali per sviluppare l’industria del turismo.

“La varietà che riflette nelle prime trenta posizioni – ha commentato Roberto Crotti, economista del Wef – dimostra che un Paese non deve essere necessariamente ricco per avere un settore turistico florido. Ma molti Paesi dovrebbero fare di più per affrontare le sfide del settore viaggi e turismo, sul fronte dei visti, di una migliore promozione del patrimonio culturale, della tutela dell’ambiente e delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione. Tutto questo a sua volta sosterrebbe la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

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