Venticinquemila euro ai naufraghi, duecentomila per i famigliari delle vittime. A quasi quattro mesi dalla tragedia, Anek Lines e Visemar fanno la loro proposta di pagamento per tutti i passeggeri che la notte del 28 dicembre scorso si trovavano a bordo della Norman Atlantic, il traghetto andato in fiamme mentre navigava verso Ancona. Una cifra onnicomprensiva che esclude solo i danni subiti dalle autovetture o dai tir imbarcati. L’offerta dell’armatore e della compagnia greca comprende la rinuncia a richiedere qualsiasi altro risarcimento in sede penale e civile. Prendere i soldi e chiudere il conto con quel viaggio trasformatosi in un inferno poco dopo essere salpati da Igoumenitsa e diventato la tomba per undici persone, ai quali bisogna con ogni probabilità aggiungere i 18 passeggeri ancora dispersi.

La comunicazione ufficiale ai naufraghi è arrivata negli scorsi giorni, accolta con stupore e rabbia. Mentre non è ancora scritta nero su bianco quella formulata ai parenti delle vittime ma, secondo quanto appreso da ilfattoquotidiano.it, sarà pari a 200mila euro. “Ancor più della cifra è vergognoso che non sia stata messa a disposizione delle famiglie delle vittime una somma di denaro immediata, visto che in molti casi è deceduta o risulta dispersa l’unica fonte di reddito dei nuclei”, spiega l’avvocato Massimiliano Gabrielli che, con i colleghi Alessandra Marini e Cesare Bulgheroni, sta assistendo una parte dei naufraghi. Mentre l’offerta fatta ai passeggeri che non hanno subito gravi danni fisici viene ritenuta “inadeguata” tenendo conto dell’esperienza traumatica vissuta sotto il profilo dell’intensità e del tempo, avendo alcuni di loro trascorso fino a 24 ore sul traghetto in fiamme e altre 40 ore in mare aperto prima di approdare nel porto di Brindisi a bordo della nave militare San Giusto. Un buon termine di paragone viene dal caso della Costa Concordia per il quale il Tribunale ha stabilito una provvisionale di 50mila euro in favore dei passeggeri. “Quando abbiamo letto la proposta di Anek e Visemar ci è scappato un sorriso ironico – racconta un naufrago a ilfattoquotidiano.it – È una presa in giro, una proposta offensiva. Mentre attendiamo ancora che venga fatta chiarezza su quali e quanto gravi siano le loro colpe”.

Un lavoro lento, quello dell’accertamento delle responsabilità, che negli scorsi giorni ha provocato non poche frizioni a Bari, dove la Norman è attraccata dal 14 febbraio. Il 4 aprile la Procura ha richiesto l’incidente probatorio ma, ha spiegato negli scorsi giorni al Corriere del Mezzogiorno il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, “qualunque attività deve essere notificata a tutte le parti: parliamo di centinaia di persone offese sparse tra Italia, Grecia, Turchia, Albania e Germania e le notifiche richiedono tempo”. E anche la difesa dei dodici indagati in concorso per omicidio colposo, naufragio e lesioni potrà poi nominare suoi periti di parte. La nave non è ancora stata ispezionata a fondo e, continua Volpe, “non si possono fare previsioni neppure su quello che troveremo, considerando che non abbiamo mai escluso la possibilità di rinvenire i corpi di altre vittime”.

Intanto è scattato l’allarme all’Autorità portuale di Bari per le proteste delle compagnie di navigazione – Msc e Costa – che denunciano disagi legati al cattivo odore emanato dalle derrate alimentari, ormai avariate, trasportate in grande quantità dai camion ancora custoditi nel traghetto e la forte puzza di bruciato che continua a persistere a decine di metri di distanza. Anche se quel relitto, attraccato a pochi metri dalle navi da crociera, incuriosisce e non poco gli ospiti che sbarcano, pronti a immortalare la carcassa per una ‘foto ricordo’.

Twitter: @AndreaTundo1

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