Per accertare le responsabilità – che potrebbero anche allargarsi – relative al naufragio della Norman Atlantic i pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano hanno richiesto l’incidente probatorio sul traghetto, naufragato al largo delle coste albanesi lo scorso 28 dicembre e oggi attraccato nel porto di Bari. A carico dei 12 indagati, tra cui sette membri dell’equipaggio, quattro dei quali iscritti recenti nel registro, pendono le accuse in concorso di omicidio colposo, naufragio e lesioni. Gli accertamenti irripetibili chiesti dagli inquirenti serviranno a delineare un quadro più preciso di quanto accaduto quella notte. Sono numerosi i quesiti posti dai procuratori baresi, tutti tesi ad accertare le cause dell’incendio, la gestione delle fasi di salvataggio e – soprattutto – la funzionalità di tutti gli impianti a bordo della Norman Atlantic, il cui naufragio ha causato 11 morti e 18 dispersi. I pm chiedono che vengano accertati “il momento in cui la nave è diventata ingovernabile”, “la causa dell’incendio, il punto dove ha avuto origine e lo sviluppo del fuoco a bordo”.

Tra i punti più discussi fin dalle primissime ore ci fu anche l’eventuale ritardo nel lanciare l’allarme. Un aspetto sottolineato da tanti passeggeri, alcuni dei quali sostenevano di “aver sentito l’allarme dopo essere stati svegliati dal caos e dal fumo”. E anche i pm si chiedono se sussistano “eventuali profili di responsabilità per ritardi nell’attivazione dei sistemi di allarme e antincendio”. Ma hanno avanzato anche la necessità di accertare la “presenza di sufficienti prese di alimentazione per le necessità dei mezzi imbarcati”. È questo un aspetto che Il Fatto Quotidiano aveva evidenziato già nei giorni successivi al naufragio grazie alla testimonianza di una naufraga greca che aveva riferito di aver ascoltato un dialogo tra membri dell’equipaggio, durante lo scalo a Igoumenitsa. Secondo il suo racconto gli addetti all’imbarco degli automezzi erano allarmati dalla carenza di prese per alimentare le celle frigorifere dei camion. Tra le richieste della Procura ci sono anche le verifiche circa la “presenza di passeggeri all’interno dei garage durante la navigazione e durante l’incendio” (un cadavere è infatti stato trovato a bordo di un tir in un garage) e “la presenza di clandestini a bordo”. Un altro aspetto emerso dalle testimonianze raccolte nelle ore successive al disastro, così come “se, stanti le condizioni meteo previste, – scrivono i pm – fosse necessario adottare ulteriori accorgimenti”.

Da verificare sono anche un’“eventuale accensione durante la navigazione dei motori dei mezzi imbarcati”, la “presenza di materiali o carichi infiammabili sui mezzi imbarcati e la loro posizione a bordo” e, riguardo le fasi di evacuazione, “la correttezza dei tempi di emanazione dell’ordine di emergenza generale (raccolta e convogliamento) e dell’ordine di abbandono nave”, “la correttezza delle operazioni di convogliamento e gestione passeggeri nei punti di imbarco e la gestione dei mezzi di salvataggio, lance e zattere”, “la regolarità delle attrezzature di salvataggio” e “la formazione del personale deputato a fronteggiare situazioni di abbandono nave”. A riguardo, a fine marzo, sono state presentate una trentina di querele da parte dei naufraghi, assistiti dagli avvocati Bulgheroni, Gabrielli e Guarini, nelle quali vengono evidenziati simili profili di responsabilità e viene chiesto il sequestro dei mezzi dell’armatore Visemar e della compagnia Anek Lines a garanzia dei futuri, eventuali risarcimenti.