Vito Gamberale, ex ad del fondo F2I, e altri due imputati, sono stati definitivamente assolti perché “il fatto non sussiste” dall’accusa di concorso in turbativa d’asta nell’ambito del procedimento con al centro la vendita da parte del Comune di Milano nel 2011 di quasi il 30% di quote della Sea.

Lo ha stabilito la VI sezione penale della Cassazione, confermando la decisione del gup di Milano del 24 ottobre 2014, contro la quale la procura di Milano aveva fatto ricorso. Oltre a Gamberale sono stati prosciolti anche un manager del fondo, Mauro Maia, e il cittadino indiano Vinod Behari Sahai, procuratore della società Srei Infrastructure Finance Ltd esclusa dall’asta per la vendita, nel dicembre 2011, del 29,75% di quote della Sea (società che gestisce gli aeroporti milanesi), perché presentò la sua offerta con dieci minuti di ritardo.

Secondo l’accusa, il ritardo consentì a F2I di aggiudicarsi la gara offrendo un euro in più rispetto alla base d’asta di 385 milioni di euro. Ma per il gup non c’erano prove di un accordo tra le due società. La Suprema Corte era chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da Alfredo Robledo; il fascicolo era al centro dello scontro al vertice della procura di Milano tra l’aggiunto e il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.

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