L’ex ad di F2I, Vito Gamberale, e altri due imputati, sono stati prosciolti “perché il fatto non sussiste” nell’ambito del procedimento con al centro la vendita da parte del Comune di Milano nel 2011 di quasi 30% di quote della Sea al fondo. Lo ha deciso il gup di Milano, Annamaria Zamagni. La procura di Milano aveva chiuso l’inchiesta il 27 febbraio. L’inchiesta della Guardia di finanza di Milano era nata da una telefonata del 14 luglio 2011 intercettata nell’ambito di un’indagine della procura di Firenze e trasmessa, assieme ad altri atti, a quella di Milano, nella quale l’amministratore delegato di F2i conversando con Mauro Maia, socio nel fondo per le infrastrutture, aveva parlato della possibile indizione di parte di Palazzo Marino del bando di gara e di un appalto “fatto su misura” per le esigenze del fondo. La richiesta di rinvio a giudizio era stata firmata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo il 24 giugno scorso.

Nel processo erano imputati anche riguarda anche Mauro Maia, partner del fondo, e Behari Vinod Sahai, il procuratore speciale della Srei Infrastructure finance Ltd, la società esclusa dall’asta perché aveva presentato la sua proposta con dieci minuti di ritardo. Ritardo che consentì a F2i di aggiudicarsi la gara offrendo un euro in più rispetto alla base d’asta di 385 milioni. L’inchiesta era rimasta in qualche mese nella cassaforte di Bruti per una “deplorevole dimenticanza” come lui stesso aveva ammesso. Secondo l’accusa gli accertamenti avevano portato a ricostruire che Maia “in concorso e previo
accordo” con Gamberale, “colludeva con Sahai Vinod Behari”, procuratore speciale della società indiana Srei perché quest’ultima “si astenesse dal concorrere alla gara a evidenza pubblica indetta dal Comune di Milano”.

La giustizia si è avverata in Italia, abbiamo sofferto per due anni e mezzo – dice Gamberale commentando la decisione del giudice – L’Italia non può tenere in piedi un giudizio di questo genere per due anni e oggi è venuto fuori che non c’era nulla, il vuoto torricelliano, e oggi rendiamo grazie alla giustizia italiana”. Il procedimento sul caso Sea è uno di quelli al centro dello scontro fra Robledo e il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati. Robledo infatti ha denunciato in un suo esposto a marzo al Csm il ritardo di almeno tre mesi nell’assegnazione del fascicolo al suo dipartimento da parte di Bruti. Che è indagato a Brescia per omissione di atti d’ufficio.