La Grecia ha comunicato ai partner europei che il 9 aprile, senza assistenza finanziaria, finirà in insolvenza. E ha quindi sollecitato lo sblocco entro quella data dell’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi su cui il governo Tsipras negozia con i creditori fin dal suo insediamento. Ma i viceministri delle Finanze della zona euro, riuniti in teleconferenza, hanno risposto picche. A riferirlo è l’agenzia Reuters, che cita fonti dell’Eurozona secondo cui il rappresentante ellenico – probabilmente Dimitris Mardas, il vice di Yanis Varoufakis – ha chiesto che l’accordo sul piano di riforme che il Paese dovrà implementare non arrivi “post mortem“. Cioè appunto dopo giovedì della prossima settimana, quando l’esecutivo si troverà davanti al dilemma se rimborsare 450 milioni di euro al Fondo monetario internazionale o pagare stipendi e pensioni. Secondo Reuters Atene ha fatto sapere, per bocca del ministro dell’Interno, Nikos Voutsis, che in ogni caso sceglierebbe la seconda ipotesi.

Davanti a questa indiscrezione, non sembra un caso se il giorno prima, l’8 aprile, Tsipras è atteso in visita ufficiale a Mosca, dove stando alle note ufficiali discuterà con il presidente Vladimir Putin di commercio ed energia, compresa la possibile partecipazione di gruppi russi alla gara per le concessioni petrolifere nelle aree marine intorno alla penisola ellenica, e dello sviluppo del nuovo gasdotto Turkish Stream.

In serata il ministero delle Finanze greco ha però smentito che il 9 aprile sia la “deadline” oltre la quale il Paese andrà in default. Resta il fatto che la Germania e gli altri Paesi creditori non intendono cedere sulle linee guida dell’intesa raggiunta in sede di Eurogruppo il 20 febbraio: i 7,2 miliardi saranno sbloccati solo a fronte di impegni credibili della Grecia su riforme in grado di generare risparmi e entrate aggiuntive. Sulla lista di riforme da sottoporre al Brussels group, però, il governo Tsipras continua a fare melina e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha detto ai giornalisti all’Aja che resta ancora “molta strada da fare” ed è escluso che i titolari delle Finanze si riuniscano per decidere la prossima settimana.

Mercoledì il Financial Times ha diffuso un documento di 26 pagine che prevede interventi per complessivi 6 miliardi di euro ma prevede che il deficit del Paese si attesti tra il 3,1 e il 3,9% del pil, ben al di sopra del 3% previsto dal memorandum firmato dal predecessore di Tsipras Antonis Samaras. Varoufakis ha definito la fuga di notizie “inaccettabile“. Secondo il ministro, i creditori avrebbero “passato” il testo al quotidiano finanziario britannico violando  sostenendo che viola la riservatezza sulle trattative.

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