Il testo base sulle unioni civili presentato da Monica Cirinnà (Pd)approvato ieri in commissione Giustizia al Senato – con il voto favorevole di Pd e M5S – scatena le ire della Cei. Secondo monsignor Galantino – segretario generale della conferenza episcopale italiana – il testo rischia di essere “una forzatura ideologica” e “ridurre realtà oggettivamente diverse a una” con una equiparazione tra unioni civili e matrimoni che verrebbe realizzata “con uso improprio e ideologico dello strumento legislativo”. Il riferimento diretto è alla parte del testo che tratta delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Durante la conferenza stampa a conclusione del consiglio episcopale permanente, monsignor Galantino ha dichiarato: “Bisogna avere il coraggio di riconoscere le differenze senza fare terrorismo linguistico. Sarebbe opportuno interpellare le famiglie per recepire quello che la gente chiede e, con il massimo rispetto per i diritti di ognuno, evitare di mettere in secondo piano i diritti delle famiglie, padre, madre e figli”.

Già a fine gennaio il vescovo aveva espresso la sua idea sulle unioni civili: “Stiamo parlando di una realtà, quella della famiglia – fondata sul matrimonio di padre e madre, e figli – che tanto per cominciare è garantita dalla Costituzione. E allora chiunque fa passi che vanno avanti o al lato di questa realtà, cercando di scardinare dall’interno, a mio parere realizza una sorta di bullismo costituzionale“. Parlando ai microfoni di Radio Vaticana monsignor Galantino aveva evidenziato la sua idea di differenza tra diritti individuali e bene comune, sostenendo che con le unioni civili si sarebbe realizzata “unicamente confusione“.

Nel frattempo Monica Cirinnà, relatrice del disegno di legge sulle unioni civili, sottolinea: “Il Pd non è spaccato. In Commissione giustizia abbiamo votato tutti e 9 a favore, inclusi i 3 colleghi – Tonini, Filippin e Cucca – di area cattolica”. E in merito ai pareri contrari al contenuto del testo, precisa: “Non introduce i matrimoni gay perché si basa sull’art. 2 della Costituzione. Riconosce alla coppia gay di essere una formazione sociale, e in quanto tale meritevole di avere un riconoscimento giuridico”. Le maggiori polemiche sono legate alla possibilità – prevista nel testo – di adottare il figlio del proprio partner. È la pratica dell’utero in affitto a scatenare le principali controversie. Anche a questo proposito la Cirinnà replica : “In Italia non lo prevede nessuna legge: dire il contrario significa solo fare terrorismo su questo provvedimento”.

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