L’indice infrastrutturale delle ferrovie in Sardegna è in assoluto il più basso in Italia. Una situazione grave e deficitaria di cui si parla da anni alla quale si risponde con l’assurda decisione di escludere, di fatto, la Sardegna dagli investimenti previsti dal nuovo Contratto di Programma Rfi/Ministero sul trasporto ferroviario.

Proprio così, perché l’ultimo decreto ministeriale di approvazione del contratto 2012-2016 – Parte investimenti sottoscritto tra la Società Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) Spa e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti assegna risorse pressoché nulle per sviluppare e innalzare i livelli di sicurezza delle reti sarde.

Eppure il portafoglio investimenti affidati a Rfi è ben ricco e può contare sulla bellezza di 235 miliardi e 475 milioni di euro complessivi: una montagna di soldi da cui la Sardegna è stata fatta fuori in modo scandaloso.

Le spiegazioni fornite dal rappresentante del governo in Parlamento sulla vicenda – che ha ovviamente scatenato l’ira di tutti i parlamentari sardi – non sono neanche commentabili ove si tenga a mente che, proprio in forza del contratto citato, la Sardegna presenta un fabbisogno accertato per investimenti di oltre 700 milioni di euro a fronte dei quali non è previsto alcun effettivo stanziamento di risorse.

Ci sono solo 27 milioni di euro per la velocizzazione della linea Oristano-Sassari-Olbia che, con tutta evidenza, non sono niente rispetto a quanto si poteva fare: il nulla del nulla se si pensa che, solo per la realizzazione del Tav (Nuova Linea Torino Lione), sono stati previsti più di 5 miliardi e mezzo di investimenti (5.676 milioni di euro per l’esattezza), di cui 854 milioni di euro per studi e indagini geognostiche e 4.822 milioni per la realizzazione dell’opera.

Vero che l’alta velocità costa tantissimo, vero che il Tav fa parte delle opere strategiche e della Reti di trasporto transeuropee, ma per fare studi e indagini su quest’opera, in termini assoluti, il nostro Paese spenderà molto di più di ciò che serve per rilanciare il trasporto ferroviario di un’intera Regione, con l’aggravante che quel che occorre neppure si vede. Può sembrare assurdo, ma questa è la realtà. Il sogno di un progetto più forte dei bisogni di mobilità di un milione e 662 mila persone.

Come il governo abbia permesso una cosa del genere non si comprende e non si può dire che l’allarme non sia stato lanciato da istituzioni regionali e nazionali.

Il Parlamento è pieno di atti depositati che parlano, da tempo, delle criticità infrastrutturali della Sardegna, oltre che di altri problemi relativi alla crisi economica e occupazionale di questa Regione. Perché la Sardegna, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps e dall’Istat, conta circa 350.000 persone al di sotto della soglia di povertà relativa, 138.588 pensionati in situazione di povertà, 119.000 disoccupati, 130.000 sfiduciati e circa 16.000 lavoratori in mobilità.

Rispetto a questo quadro, dove non è garantito neanche il minimo indispensabile per migliorare la mobilità e la qualità della vita degli studenti e dei lavoratori dell’isola, il governo dovrebbe prendersi al più presto delle serie responsabilità affinché il nuovo piano di investimento della rete ferroviaria italiana possa essere modificato incrementando le risorse da destinare alla Sardegna.

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