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Isola dei Famosi e Dropped. Se la realtà batte un colpo contro il reality

Isola dei Famosi e Dropped. Se la realtà batte un colpo contro il reality
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Ieri per la prima volta ci siamo messi di buzzo buono a vedere L’Isola dei Famosi per scrutarne con diligenza i meccanismi che da molte stagioni la rendono inaffondabile e ovunque trionfante, da Rai2 a Canale5. Pensa che ti ripensa, gli attrattori dell’attenzione sono fondamentalmente due: corpi da guardare e battibecchi da sghignazzare. Come l’avanspettacolo d’epoca che offriva corpi svestiti (allora solo femminili) alternati a repertorio di comici.

Dopo un’ora e mezza invero interminabile di corpi scultorei e dispute da spiaggia, per di più in compagnia di Alfonso Signorini, quello dell’intervista alla nipote di Mubarak, il sonno si è mosso a compassione ed è corso a rapirci. Al risveglio, aperto l’iPad, la notizia dei dieci morti nella collisione degli elicotteri che in Argentina trasportavano i concorrenti francesi sul luogo dell’ennesima finta avventura (“Dropped” il nome del format, dove anziché nell’Isola si agisce in una valle). 10 vittime dei rischi che ognuno di noi, nel reality della vita reale, affronta per il solo fatto di vivere, di prendere l’auto, di attraversare la strada, di avventurarsi in un parcheggio buio e anche di salire in elicottero. La realtà ha battuto il suo colpo contro il reality. E proprio contro i francesi che sono, se la memoria non ci inganna, gli inventori del genere “reality d’avventura”.

Già a metà degli anni ’80 un produttore d’oltralpe girava per gli uffici delle tv di allora, Rai compresa, offrendo lo spettacolo delle peripezie di Fort Bouayard, una autentica antica fortezza trasformata in trappola, anzi in una serie di trappole che solo concorrenti assai dotati fisicamente, e dunque belli da vedere, avrebbero potuto tentare di superare indenni. Il produttore venne a parlarcene e ci parve costoso per la macchinosità (una speci di Tomb Raider con gente vera) e noioso per lo spettatore perché era tutta una questione di muscoli in tute aderenti. Mentre all’epoca cominciavamo a scoprire, altro che ginnastica acrobatica, la “tv della realtà”, che se la giocava tutta sulle emozioni e le passioni: “Chi l’ha Visto”, “Samarcanda”, etc poi sviluppati e imbastarditi da mille talk e carrambate.

Gli attuali format d’avventura sono il frutto meticcio di entrambi i filoni: quello del fisico scultoreo e quello della chiacchiera pettegola. Una miscela che accontentando in pari misura l’occhio che ammira e quello che sbircia, e così domina da anni il panorama dell’offerta generalista. Grazie all’universo degli spettatori giovani e delle donne, di ogni età. Gli stessi che in gran numero dapprima si vedono Un Passo dal Cielo su Rai Uno, la telenovela con Terence Hill, e poi (plebiscitariamente al Sud) si riversano in massa nell’Isola. Insieme fanno la metà dell’italia intera.

Dovremo cominciare a guardare con più rispetto o timore quel Signorini che ci sa parlare (o sparlare). Una lezione di realtà da parte del reality. E chi se la aspettava!?

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