Roma, 27 mag. (Adnkronos) - Il centrodestra trova l'accordo sulla legge elettorale, presentando un nuovo testo con le ultime modifiche condivise tra gli alleati, lasciando volutamente fuori le preferenze, vero nodo mai sciolto e materia divisiva. Fino all'ultimo le opposizioni hanno chiesto di vederci chiaro, carte alla mano, anche perché l'approdo in Aula del dossier sulle nuove regole del gioco è stato fissato, nella capigruppo di oggi, il 26 giugno. Ed ecco che il 'cartaceo' si materializza a fine giornata, a Montecitorio, quando la commissione Affari costituzionali torna a riunirsi. Ad annunciare il cosiddetto testo bis o Bignami 2, 20 pagine a cui si allegano anche i facs simile sulla scheda elettorale, è il deputato di Fratelli d'Italia Angelo Rossi, uno dei quattro relatori del testo base sul sistema di voto.
Ma cosa cambia rispetto alla precedente versione? Le modifiche, come si legge nel disegno di legge, riguardano il premio di maggioranza, che non scatterà al 40% ma al 42%, che non scatterà se ci dovessero essere maggioranze diverse tra Camera e Senato; nessun ballottaggio; si introduce una soglia massima di seggi raggiungibili (220 a Montecitorio e 130 a palazzo Madama) non permettendo così di raggiungere il 60% dei seggi, e quindi scongiurando che gli organi di garanzia vengono eletti senza accordo tra gli schieramenti. Altro cambiamento riguarda il voto degli italiani all'estero, che fa andare su tutte le furie il Partito democratico. Se per Rossi, l'obiettivo è quello di "scongiurare frodi elettorali nelle circoscrizioni estere intervenendo sulla modalità di voto", per i dem invece si tratta di disposizioni "poco chiare". Per Tony Ricciardi, esponente dem nella Prima, c'è in particolare un passaggio, al terzo punto, "dove si parla di 'modalità di voto', che significa tutto e nulla. Non puoi delegare al governo come si vota all'estero". "Questa -avverte - è materia elettorale, ergo parlamentare. C'è il rischio che il governo possa fare quel che vuole, di tutto...".
Materia su cui, assicura il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, la maggioranza è pronta a tendere la mano per il confronto: "Il nuovo testo è assolutamente emendabile. Se c'è un emendamento condivisibile, non abbiamo motivi per non approvarlo. Se c'è un emendamento che stravolge l'impianto, ad esempio cancellando il premio di maggioranza, non possiamo accettarlo". D'altronde il Bignami 2, aggiunge, "accoglie buona parte delle critiche sollevate".
Non si tratta di un testo blindato, insiste il presidente della commissione Affari costituzionali, l'azzurro Nazario Pagano: "Ho sempre dato la massima disponibilità a dare spazio alle opposizioni, anche in questa circostanza l'ho fatto e lo farò anche in seguito, e ho aperto a nuove audizioni. Mi auguro che si chiuda la partita nei tempi previsti per l'arrivo in Aula". E a proposito, la proposta del deputato di Forza Italia, accolta dall'Ufficio di presidenza, prevede per la prossima settimana un nuovo, breve, ciclo di audizioni, che si terranno il 3 giugno, mentre il giorno dopo sarà adottato il testo base.
Nel cosiddetto testo bis della legge elettorale presentato del centrodestra ''ci sono nuove norme sul voto all'estero poco chiare", è la denuncia di Tony Ricciardi, deputato del Pd e componente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. ''Si delega al governo - ha spiegato l'esponente dem - per interventi sul Dpr del 2003. C'è in particolare un passaggio, mi riferisco al terzo punto, dove si parla di 'modalità di voto', che significa tutto e nulla. Non puoi delegare al governo come si vota all'estero, questa -avverte Ricciardi- è materia elettorale, ergo parlamentare. C'è il rischio che il governo possa fare quel che vuole, di tutto...''.
Per Federico Fornaro, sempre del Pd, '' nel nuovo testo c'è l'innovazione completa della modifica della normativa sugli italiani all'estero che prima non c'era e che va a toccare una legge diversa''.
"Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze elettorali, per paura di perdere le elezioni. Una materia che incide sulla qualità della nostra democrazia non può essere affrontata con questa accelerazione né con queste forzature. Il testo è stato presentato inizialmente con un impianto oggetto di forti rilievi di costituzionalità, poi modificato in corsa non per accogliere le proposte delle opposizioni, ma per correggere profili destinati con ogni evidenza a essere bocciati dalla Corte. È evidente che non si tratta di un percorso di confronto, ma di aggiustamenti tecnici imposti dalla necessità di evitare censure. È quindi del tutto ridicola la ricostruzione secondo cui il nuovo testo terrebbe conto delle richieste delle opposizioni, come sostenuto da Donzelli. Il punto resta chiaro: il testo è oggi profondamente e radicalmente diverso. Non è un ritocco, è un’altra legge: senza ballottaggio e con un impianto completamente riscritto, che interviene anche sugli eletti all’estero. In queste condizioni, l’accelerazione è incomprensibile". Così la capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
"Chiediamo tempo necessario per studiarlo, chiediamo che ufficio studi della Camera produca schede tecniche e simulazioni. Non siamo davanti a interventi correttivi ma a un cambio profondo e radicale. C’è anche l’innovazione completa della modifica della normativa sugli italiani all’estero che prima non c’era e che va a toccare una legge diversa. Chiediamo al presidente di rivedere completamente il calendario dei lavori che ha proposto'', avrebbe detto Federico Fornaro del Pd nel corso della riunione della I commissione della Camera sulla legge elettorale.
"La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte. Vogliono scrivere da soli le regole del gioco, convinti solo così di poter vincere le prossime elezioni. È inaccettabile l’accelerazione impressa oggi su un testo che è stato contestato da un ampio fronte di costituzionalisti. Ed è ridicolo sostenere che il nuovo testo della maggioranza tenga conto anche delle osservazioni delle opposizioni. Non è così. Le opposizioni non sono mai state coinvolte in alcun confronto reale. Quando il testo sarà presentato, pretenderemo che il Parlamento possa esaminarlo senza strozzature procedurali. A partire dal fatto che sulle nuove parti dovranno esprimersi nuovamente gli esperti, all’interno di un nuovo ciclo di audizioni". Così una nota dei capigruppo di opposizione in commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) e Riccardo Magi (+E).
Nel salotto di casa nostra possono accadere ogni giorno mille situazioni diverse. Situazioni che, per convenzione, chiamiamo “domestiche” e ci conducono a pensare a piccoli e grandi fatti quotidiani, che parlano di famiglia, d’affetto, di liti da niente, al limite di solitudine davanti alla tv. Il salotto della maggior parte delle case degli italiani, verso l’una, sa di odore di pranzo e sottofondo di telegiornale. Il 22 febbraio 1980, nel salotto di casa sua in Via Monte Bianco 114 a Roma, all’ora di pranzo il 19enne Valerio Verbano veniva ucciso a colpi di pistola col silenziatore, davanti agli occhi della madre e del padre, legati e immobilizzati. I tre giovani ragazzi che lo uccisero non sono stati mai trovati e non si sono mai consegnati. Esistono sospetti, vox populi, certo, ma giustizia non è stata mai fatta. L’omicidio di Valerio Verbano è uno dei tanti fatti di sangue degli Anni di Piombo rimasti impuniti. Una stanza buia che contribuisce alla mancanza, in Italia, di un percorso di riconciliazione nazionale simile a quello prodotto in Sud Africa, dove si è stabilito per i responsabili dei crimini dell’apartheid, per lo meno, di barattare la verità per l’impunità.
Sono molti i meriti di questo libro di Carla Verbano. Anzitutto la delicatezza del tono, scelta consapevole e generosa dell’autrice. Non credo, infatti, esista nulla di peggio che perdere un figlio perché qualcuno lo uccide di proposito, e davanti ai tuoi occhi, mentre tu non puoi reagire in nessun modo.
Nel momento in cui Carla decide di raccontare cosa accadde quel febbraio e di ricostruire il contesto della Roma dei primi anni Ottanta, sarebbe stato comprensibile incanalarsi in un tono di rancore, di tragedia, di desiderio di vendetta. L’autrice, invece, sceglie binari che lei chiama “marziani”: quelli della quotidianità, del dolore vissuto, accettato ed esposto come fosse un orologio al polso: dopo un po’ non ti accorgi più che c’è, eppure è lì e non lo togli nemmeno per andare a dormire. Accettazione, ma non rassegnazione: quella no, non c’è in queste pagine che si rivolgono in più punti al lettore con tono di confidenza intima per parlare in realtà agli assassini del figlio: “Via Monte Bianco 114, quarto piano, uscendo dall’ascensore a sinistra. Ma tanto la strada la conoscono. Qualcuno verrà, forse uno solo di quei tre, ma so che verrà. Sensazioni, certo. Gli devo dire una cosa, quando sarà.” (193).
Carla Verbano si fa aiutare nella parte di indagine e di riflessione dalla penna di un bravo giornalista del Corsera, Alessandro Capponi, apprezzato anche come narratore. Carla e Alessandro presentano una serie di interrogativi cui la politica, lo Stato, la magistratura non hanno saputo offrire alcuna risposta. Chiedono conto della fine che ha fatto il famoso “Dossier Verbano”, uno spesso quaderno Pigna corredato di un corposo servizio fotografico in cui Valerio aveva raccolto informazioni, nomi, facce, numeri di telefono e supposizioni personali sul panorama neofascista romano. Un quaderno che la famiglia Verbano ha chiesto ufficialmente di riavere una volta chiuse le infruttuose indagini, ma che gli è stato negato. La mamma di Valerio pensa che quel dossier sia uno dei possibili motivi dell’uccisione del figlio. Ma Carla e Alessandro raccontano anzitutto per chi di quegli anni non sa niente o abbastanza. In questo senso, il capitolo “Andiamo a passeggiare” dovrebbe essere letto nelle scuole, o per lo meno nelle scuole del quadrante Trieste-Parioli-Salario-Monte Sacro, le cui strade sono oggi punteggiate di lapidi di marmo che ricordano le decine di militanti, magistrati, poliziotti, professori uccisi sul selciato per seguire un’ideologia o un piano folle di rivoluzione.
Carla Verbano ha scritto questo bellissimo memoriale all’età di 86 anni, a trent’anni dalla morte di Valerio. Ed è poi morta, due anni dopo, senza avere la soddisfazione di poter incontrare una seconda volta l’assassino del figlio. Non ha mai potuto dirgli quella cosa a cui teneva. Non ha mai potuto chiedergli “Perché Valerio”. E allora queste pagine assumono un tono lirico, proprio per la loro completa, assoluta mancanza di retorica. Diventano una forma di poesia contemporanea, ricca di dignità e di intelligenza. Carla, con fare perfino ammiccante e genuino, racconta chi era quello scapestrato di Valerio: i suoi guai con la giustizia a 16 anni, le sue corse in Vespa, le botte al liceo Archimede, e tratteggia una Roma in cui era possibile morire per gli abiti che si indossavano o la musica che si ascoltava.
Nel panorama dei memoriali scritti da familiari delle vittime del terrorismo, tutti da leggere e da rispettare a prescindere dal colore politico di chi racconta, questo è uno dei testi più dolci e struggenti che si possano fare propri.