“Now we are back. See you in Geneva”. La conferenza stampa all’85° Salone di Ginevra è fissata per le 13 di martedì 3 marzo. Un quarto d’ora, in concomitanza con l’incontro di Ferrari, per spiegare la rinascita del marchio tedesco Borgward, per la verità resuscitato in Svizzera nel 2008 ed i cui diritti sono già stati acquisiti di cinesi di Beiqi nel 2014.

Mentre diversi marchi lottano per sopravvivere (lo svedese Saab o l’olandese Spyker) ed altri sono spariti (come il germanico Wiesmann), Christian Borgward (a destra nell’immagine sotto), il nipote del fondatore Carl F.W. (a sinistra), sembra prossimo a coronare il suo sogno: “Lo coltivo fin da bambino”, dice. E cioè rilanciare il brand creato dal nonno nel 1919, con il quale era stato veduto oltre un milione di auto, incluse la celebre Isabella (220.000 esemplari commercializzati in 130 paesi) e la P100, la prima auto tedesca a montare sospensioni pneumatiche.

Borgward Carl e Christian

Dopo la seconda guerra mondiale, la Borgward era uno dei grandi nomi della rinascita automobilistica tedesca con la Volkwagen, la Ford, la Opel e la Daimler/Benz. All’inizio degli anni Sessanta, divenne pubblica l’entità dei debiti dovuti soprattutto all’insuccesso di Lloyd Arabella (l’ultimo modello) ed alla flessione delle vendite sul mercato americano con la conseguente fine della produzione. Per qualche anno, tra il 1967 ed il 1970, un gruppo di imprenditori produsse Borgward P 100 come 230/230 GL in Messico. Poi l’oblio.

Borgward Isabella

Il nuovo piano industriale dovrebbe venire presentato al Salone elvetico. Secondo indiscrezioni che l’ufficio stampa non ha confermato, sarebbe prevista una gamma di cinque modelli, grazie all’investimento dei cinesi di Beiqi Foton Motor Company, una controllata dell’industria pubblica BAIC (Beijing Automotive Industry Holding Co.), cioè il quarto costruttore del Regno di Mezzo ed il secondo nel segmento dei veicoli commerciali. Un colosso, insomma. Beiqj Foton punta ad arrivare ai 4 milioni di veicoli fabbricati entro il 2020 e l’impegno in Borgward potrebbe rientrare nella strategia di ampliamento degli orizzonti. Non solo perché in Cina i brand tedeschi “tirano” (la Germania ha una quota dell’80% del segmento premium), ma anche perché con un nome teutonico è forse più facile per una produttore cinese farsi largo non solo nel Vecchio Continente, ma anche negli Stati Uniti. Beiqi Foton ha già una certa esperienza con i marchi tedeschi poiché fabbrica veicoli industriali su licenza Mercedes-Benz, ma lavora anche per Isuzu e collabora con la Toyota.

I dettagli dell’operazione di rilancio sono pochi, anche perché oltre ai miliardi e ad un brand (ormai sconosciuto ai più giovani e relegato ai musei) serve il know-how per trasformare il sogno di un nipote in un business planetario. Quattrocento metri quadrati di stand a Ginevra sono comunque una vetrina importante. “Abbiamo cominciato il progetto quasi dieci anni fa – chiarisce Karlheinz L. Knoss, il socio svizzero di Christian Borward in una nota – e adesso siamo pronti per il prossimo passo”.

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