Dopo la pioggia è tornato il freddo sulla mia panchina di Testaccio. Con le mani in tasca e il cappuccio in testa me ne sto qui, in questo sabato notte che non vuole mandarmi a dormire. Sono troppi i pensieri in questa notte. Ci vorrebbe una scossa. O forse basterebbe un sorriso. O magari una mano da stringere. Ma invece intorno a me ora c’è il deserto. Gelido. Silenzioso. All’improvviso sento delle voci. Poi il rumore che riconoscerei tra mille rumori: sono ragazzi poco più che ventenni che stanno iniziando a giocare a pallone, nella nuova bellissima piazza di Testaccio, a cento metri da me. Mi alzo e vado verso di loro. Li guardo giocare. Con il freddo che mi entra dentro e chissà quando andrà via.

E’ più forte di me. Il calcio mi entusiasma. Quello dei campioni e quello dei bambini. Ma anche questo improvvisato con il sudore che bagna gli abiti del sabato sera. Ma più di tutto mi emoziona il calcio dei perdenti.

Forse è per questo che sono un tifoso della Roma fin dagli anni sessanta quando il bambino che voleva vincere invece tifava Inter o Juventus. A me piaceva quella squadretta in giallorosso che perdeva più di quanto riuscisse a vincere. Ma che quando vinceva, le vittorie valevano il triplo. E non l’avrei mai tradita, neanche in serie B.

Forse è per questo che qualche giorno fa ho visto con emozione un film che mi ha trascinato dentro di sé fin dal suo straordinario titolo: Una meravigliosa stagione fallimentare. Racconta l’eccezionale cavalcata della Bari ormai fallita, senza neanche quasi più i soldi per comprare le magliette, diciassettesima in classifica, con lo stadio San Nicola praticamente deserto, che improvvisamente da una partita all’altra rinasce e comincia a risalire posti su posti in classifica, fino a giocarsi gli spareggi per tornare in serie A. Non riuscendo a vincerli.

E’ la storia di un gruppo di giocatori che si ricompatta e inizia a giocare come non ha mai giocato. E’ la storia di una città che delusa e indignata per recenti inganni e sconfitte si stringe intorno a questo gruppo di calciatori e li aiuta con il proprio sostegno che si allarga sempre di più, fino a riempire lo stadio in una delle partite decisive della stagione. E che dopo la sconfitta riempie comunque le piazze per festeggiare il sogno svanito.

Ma questo film è anche la storia di un gruppo di giovani persone, dal produttore Ivan D’Ambrosio al regista Mario Bucci, che si sono strette intorno ad un progetto e lo hanno realizzato giocando la partita della produzione con lo stesso entusiasmo dei giocatori che raccontano. E che da qualche giorno hanno iniziato la partita più complicata da giocarsi nel campionato del cinema italiano: quella della distribuzione. Dove a tutte le squadre si chiede lo stesso risultato, senza fare distinzione tra forze e forza in campo. Dove è già quasi sempre scritto chi vincerà e chi perderà. Loro se la stanno giocando con onore questa partita. Migliaia e migliaia di spettatori hanno visto il film nei primi giorni di programmazione in Puglia. Ora li aspettano le partite in trasferta, quelle più difficili. Lunedì 9 alle 20.30 saranno al cinema Adriano a Roma, mercoledì 11 alle 20.30 e 22.30 al cinema UCI Bicocca a Milano. E vediamo poi che succede.

Intanto la partita a piazza Testaccio è finita. Una squadra ha vinto e l’altra ha perso. Ma in realtà hanno vinto tutti, perché tutti hanno giocato. E ho vinto anch’io che ho guardato. E ho sentito meno freddo. E sono stato meno solo. Il calcio in fondo serve anche a questo.

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