di Carblogger.it

La Fiat Panda che porta Sergio Mattarella verso il Quirinale è un po’ più che un’automobile economica costruita a Pomigliano D’Arco. Di colore grigio, è una Panda di penultima generazione che dice qualcosa sul profilo del nuovo Presidente della Repubblica: sobrietà, normalità. Quantomeno qualcosa di diverso dalla Panda di colore rosso del sindaco di Roma Ignazio Marino, simbolo delle multe e in fondo di una certa arroganza del potere. Quantomeno qualcosa di lontano dalla Smart di Renzi.

La Panda si può assumere a crocevia politico dei nostri tempi: forse non è un caso che una del 2005 ce l’abbia anche un protagonista suo malgrado di questa elezione al Quirinale, Angelino Alfano, e un’altra del 2009 la guidi il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia.

Del resto, a fare della Fiat Panda un sorta di manifesto politico è stato Sergio Marchionne, nello spot del 2012 inneggiante non tanto al modello quanto soprattutto alla sua battaglia (persa, “Questa è l’Italia che piace” il claim) per fare di Pomigliano (dove nasce la Panda) una fabbrica “defiomizzata”.

La Panda di Mattarella, a suo modo, è utile per riportare sotto i riflettori il problema vero del paese: l’occupazione. A Pomigliano è stato sviluppato un sito industriale con capacità produttiva di 280.000 macchine all’anno, mentre l’anno scorso sono state fatte soltanto 150.000 Panda, auto di successo in Italia e in Europa.

Ma una linea sola non basta per riassorbire tutto il personale dalla cassa integrazione (come promesso tre anni fa da Marchionne), né per rendere profittevole lo stabilimento. Ci vorrebbe in produzione il cosiddetto Pandone, e meglio ancora un terzo modello su due linee, perché Pomigliano possa avere tutti i voti necessari per salire in alto. Come Mattarella.

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